La Nuova Sardegna

Resort extra lusso nel parco nazionale dell'Asinara, scoppia la polemica

di Gianni Bazzoni
Una veduta del borgo di Cala d'Oliva
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Una veduta del borgo di Cala d'Oliva

Il progetto di un esponente del Pd prevede 709 posti letto «Niente colate di cemento, useremo le volumetrie esistenti»

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PORTO TORRES. L’Asinara fa discutere sempre, anche se non si fa niente. Dai tempi del carcere è così e la linea non si è modificata con l’avvento del Parco nazionale. Figurarsi poi se alla vigilia dell’estate salta fuori il progetto per la realizzazione di un albergo diffuso a 5 stelle nello storico borgo di Cala d’Oliva per complessivi 709 posti letto, e se ad annunciarlo è un professionista che milita nel Pd ed è stato incaricato di studiare un piano di sviluppo turistico ed economico dell’Asinara. Parte il fuoco incrociato a palle incatenate. E anche la storia che il Parco è da tre mesi senza presidente passa in secondo piano, e nessuno si chiede perché Regione e Ministero non procedono.

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Giuseppe Marceddu, lei è già stato battezzato come il nuovo cementificatore da tenere lontano dall’Asinara.

«Me l’aspettavo, ma io sono un ambientalista convinto. L’idea progettuale nasce dall'esigenza di valorizzare in termini economici e d'immagine il Parco Nazionale e di portarlo alla ribalta internazionale accrescendo le visite e l'interesse pubblico».

Sentire parlare di alberghi a 5 stelle nel Parco fa drizzare subito tutte le barriere di difesa. Lo sviluppo non è necessariamente cemento...

«Oggi il parco conta su appena 100mila arrivi annui (solo 10mila gli stranieri) contro i 28 milioni di presenze del Parco d'Abruzzo, i 14 milioni delle Cinque Terre e i 5 milioni del Circeo. L'Asinara doveva essere il volano economico del territorio, i numeri decretano fin qui il fallimento. Lo stesso Piano del Parco prevede iniziative che possano promuovere lo sviluppo economico dell'isola ma fino ad oggi ci si è mossi senza un minimo di programma e di azioni coordinate. Da qui è nata l'idea di un progetto per la realizzazione di una struttura ricettiva, che come previsto dal Piano del Parco, "è finalizzata alla promozione economica orientata al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori assicurando un'elevata qualità dei servizi offerti».

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Sì, ma il cemento?

«Le volumetrie interessate sono quelle già esistenti a Cala d'Oliva, un borgo abbandonato a se stesso, con strutture che in gran parte hanno perso le loro caratteristiche originarie grazie a interventi edilizi approssimativi ripetuti negli anni. Non un centimetro cubo in più è previsto nel progetto e l'area occupata (già urbanizzata) equivale ad appena lo 0,3% dell'intero territorio del Parco».

La storia dell’albergo di lusso insospettisce un po’. Che bisogno c’è?

« La scelta di un albergo di lusso è dettata da un'esigenza puramente economica. La ridotta stagionalità turistica dell'isola rende fallimentare l'insediamento di un albergo di fascia medio-bassa (quasi la metà degli ottocento alberghi presenti in Sardegna sono in vendita e una cinquantina sono oggetto d'incanti giudiziari). Inoltre l'investitore non può contare sulla patrimonializzazione del capitale in quanto i beni rimangono di proprietà della Regione.

Da poca gente a una invasione non proprio facile da sopportare per un Parco così delicato, non crede?

«Il carico antropico rimane bassissimo, non più di 80.000 presenze in più di quelle attuali. Ma è il ritorno in termini economici e sociali che fa la differenza. Gli addetti previsti sono circa 560 contro i meno della metà che si avrebbero con una struttura di livello inferiore, le entrate per gli enti locali ammonteranno a circa 1.300.000 euro contro le poche migliaia di euro di oggi, soldi che potranno essere investiti nella ricerca e nel miglioramento dei servizi».

Però un centro commerciale dentro il Parco sembra davvero un azzardo...

«Nella struttura, visto che qualcuno ha drizzato le orecchie, non è previsto un centro commerciale ma un'area di non più di duecento metri quadri per lo shopping con una parte destinata alla promozione e vendita dei prodotti tipici locali (agroalimentare, cosmetici, artigianali). Prima ancora di criticare il progetto sarebbe meglio conoscerlo o magari avanzare proposte alternative che abbiano lo stesso effetto benefico per il parco e per la comunità e che magari si regga in piedi economicamente».

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