Peste suina, linea dura della Regione: gli abbattimenti non si fermano
De Martini, responsabile della task force anti Psa: «Colpa di allevatori sconsiderati e irresponsabili». Dall’inizio del 2016 eliminati 500 maiali allo stato brado, non si conosceva la proprietà
SASSARI. La polizia in assetto anti sommossa, le minacce di dimissioni, le polemiche politiche sono tutte situazioni a cui la Regione si sarebbe voluta sottrarre, ma di fronte all’emergenza peste suina non ha potuto fare altrimenti. L’obiettivo della task force, d’altro canto, è quello di garantire la sicurezza alimentare dei consumatori in primis, ma anche tutelare gli allevatori che rispettano le regole. Ed è per questo che, anche di fronte alle pressioni che arrivano dai territori interessati dagli abbattimenti, la Regione resta sulle sue posizioni e conferma la sua tolleranza zero verso chi non rispetta le regole. «Il nostro non è un lavoro facile o semplice – ammette Alessandro De Martini, responsabile della Unità di progetto –. Di certo non è volto ad abbattere gli animali o a volere eliminare l’allevamento del maiale. La verità è che noi siamo costretti ad abbattere proprio perché questi animali vengono abbandonati in maniera sconsiderata e irresponsabile da chi si considera allevatore. Il tutto nella più totale violazione delle regole nazionali e comunitarie».
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Il caso Desulo. De Martini fa riferimento proprio alle ultime vicende di Desulo, dove due giorni fa sono stati abbattuti 76 suini allevati illegalmente. Un blitz della task force fortemente criticato dal sindaco Gigi Littarru, che si è detto pronto a restituire la fascia tricolore. «Noi abbiamo sempre mantenuto i contatti con le istituzioni locali, una prassi mai interrotta in questi mesi, e sinceramente ho difficoltà a comprendere le parole del sindaco – dice ancora De Martini –. Il nostro non è stato un blitz, ma una misura richiesta per la forte presenza di maiali che finivano per circolare all’interno del paese. In particolare il giovedì, quando c’è il ritiro dei rifiuti organici. A noi spiace molto dovere abbattere gli animali, una sorte quest’anno toccata a circa 500 maiali, ma purtroppo si tratta dell’extrema ratio, l’ultima cosa che si vorrebbe fare».
Le accuse del sindaco. Il modo di agire della task force, con decine di uomini delle forze dell’ordine schierate a sua difesa, non è piaciuto a Littarru, che ha accusato la Regione di averlo scavalcato. «Fin dall’inizio abbiamo stabilito che non avremmo coinvolto i sindaci perché troppo esposti – spiega De Martini –. Sono azioni impopolari, noi cerchiamo di tutelare gli amministratori sul territorio e l’assunzione della responsabilità è della Regione. I sindaci vengono avvertiti poco prima del nostro arrivo. Lo sa Littarru come lo sanno tutti gli altri sindaci».
Rispetto delle regole. C’è anche chi, però, ha scelto di non ribellarsi all’intervento a Desulo della task force regionale, ma, anzi, ha riconosciuto la proprietà dei suoi maiali. «Un signore si è fatto avanti – racconta De Martini – e ha dichiarato la proprietà di una ventina di maiali. Noi siamo costretti ad abbattere quando nessuno si qualifica come proprietario. In quel caso, invece, non li abbiamo abbattuti ma sono stati consegnati in custodia al signore, a cui abbiamo dato le indicazioni sulle nuove prescrizioni igienico sanitarie, sulla registrazione dei capi e su come detenerli».
Le sanzioni. Ovviamente all’allevatore che ha riconosciuto i suoi maiali è stata applicata anche una sanzione economica, così come stabilisce la normativa nazionale. Una multa che avrebbe potuto evitare se avesse regolarizzato gli animali nel periodo tra marzo a novembre 2015. Una finestra temporale gratuita, ottenuta dalla Regione a Bruxelles non senza fatica, che ha consentito di mettersi in regola a 450 allevatori, di cui 270 nel nuorese.
Il rischio cinghiali. Di qui l’appello di De Martini a regolarizzare la posizione degli animali. «Lavorare in legalità vuole dire anagrafarli, garantirgli l’assistenza sanitaria e soprattutto tenerli al chiuso, anche in condizione di semi brado al pascolo, con doppie recinzioni alte almeno 1,5 metri così da impedire il contatto con i cinghiali. Perché sono proprio i cinghiali, portatori sani e raramente malati di peste suina, che nel contatto con i maiali allo stato brado possono far ripartire i focolai. A Desulo sui 23 prelievi effettuati sui maiali ben 11 sono risultati positivi al virus. Ecco perché – conclude De Martini – invitiamo tutti a mettersi in regola. Per la salute dei consumatori prima di tutto, ma anche per la tutela di chi ha deciso di comportarsi secondo le leggi».
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