Comunali, un test per la giunta Pigliaru
Le elezioni di domenica sono a metà mandato e il centrosinistra capirà qual è l’indice di gradimento
CAGLIARI. Le elezioni amministrative di domenica possono e potranno essere lette in tanti modi, ma forse il più suggestivo è questo: che effetto avranno sulla Giunta regionale? Forse nessuno, o forse potrebbero anche accelerare i tempi dell’annunciato ma mai ancora confermato rimpasto. È scontato che molto dipenderà da come le Comunali andranno a finire per il centrosinistra al governo. I municipi spia, quelli su cui sono puntati i riflettori, sono sei: Cagliari e Olbia in prima fila, subito dopo Carbonia e poi Monserrato, Sinnai e Capoterra, cioè dove è previsto l’eventuale ballottaggio. Gli altri 93 Comuni al voto sono troppo piccoli per poter incidere sulla politica regionale, anche se alla fine i territori hanno sempre più peso (per fortuna) sulle decisioni nelle stanze del potere. È invece innegabile il rovescio della medaglia: le sei elezioni significative sono anche un test per la giunta Pigliaru. Più che altro perché arrivano a metà mandato – la legislatura è cominciata nel 2014 e finirà all’inizio del 2019 – e perché l’anno scorso il centrosinistra, si sa, è uscito malconcio da altre elezioni amministrative. Quelle del triplete al rovescio, con la maggioranza battuta al ballottaggio a Nuoro, Porto Torres e Sestu. Una batosta che allora fu assorbito abbastanza bene dalla Giunta, con sportività dalla coalizione e molto meno bene dal Pd. Di fatto è da allora che i Democratici sono ostaggio di una crisi interna che non è ancora finita neanche dopo le dimissioni del segretario Soru. Questa volta in palio ci sono Cagliari e Olbia, città in cui il centrosinistra ha governato, strappandole tra l’altro al centrodestra, dal 2011 in poi. Ora una doppia sconfitta in questi Comuni potrebbe aprire davvero una stagione molto difficile anche per la Giunta. Se a vincere fossero altre coalizioni e soprattutto se passassero i candidati del Movimento Cinque stelle, non presente in Consiglio regionale, è evidente che il centrosinistra salterebbe per aria. Sarebbe un’implosione e a quel punto potrebbe non bastare un semplice rimescolamento delle poltrone per rimettere assieme i cocci. Invece in caso di vittoria nelle due città guida e anche nelle altre quattro, il centrosinistra non solo tirerebbe un sospiro di sollievo, soprattutto avrebbe più tempo per decidere come rimpastare, meglio rinforzare, la Giunta. Perché il rimpasto comunque ci sarà anche se non subito (a settembre?) ma certo prima del referendum costituzionale, a ottobre, che sarà un altro test importante per tutto il centrosinistra. La sfera di cristallo non ce l’ha nessuno, però – se si rimane alla stretta attualità – è evidente che la Giunta, e Francesco Pigliaru in particolare, domenica vogliono sapere non solo l’indice di gradimento raccolto in due anni e mezzo fra gli elettori, ma anche gli effetti della stagione delle riforme. In 24 mesi e poco più, la Giunta ha portato a casa la Vertenza entrate, puntato su scuola e fondi europei, rivoltato il bilancio della Regione, stravolto gli Enti locali, l’Agenzia del lavoro ed è impegnata a fare lo stesso con la Sanità e poi, entro l’autunno, si occuperà di energia, urbanistica e burocrazia. Dunque, la carne sul fuoco è stata molta e continuerà a essere tanta. Per questo domenica sarà interessante leggere cosa e quanto avranno capito quasi 500mila elettori dei due anni e mezzo del governo Pigliaru.
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