Vince D’Agostino: gli elettori di sinistra puniscono Zanza
Sul voto hanno inciso le polemiche sui post fascisti su Fb Appena iniziato lo scrutinio il risultato era subito chiaro
BONORVA. A mezzanotte e mezza il profilo Facebook di Antonello Zanza recita: «Onore al merito: buon lavoro a Massimo D’Agostino». Sono stati appena scrutinati tre seggi su quattro, e la tendenza è già chiara. Insieme per Bonorva sta macinando preferenze una dietro l’altra. Paris per Bonorva si deve rassegnare da subito. All’1,45 tra i due candidati, nella sezione principale, c’è già un solco di 120 voti. E negli altri seggi la differenza è molto simile. In pratica loscarto è di 400 voti, una voragine incolmabile su un numero di votanti pari a 2300. Così Zanza stringe la mano ai suoi compagni di lista, torna a casa e posta sui social il suo in bocca al lupo.
Eppure sino a qualche ora prima il risultato non sembrava così scontato. C’era molta tensione nell’aria: erano elezioni particolari, doppate dai riflettori mediatici. Nessuno poteva prevedere il riverbero sulle urne delle polemiche sul Camerata Zanza. Avere un candidato sindaco che su Facebook si professava dichiaratamente fascista, che inneggiava ai forni crematori, che si faceva fotografare con la mano tesa e ironizzava sulla Shoah, un aspirante primo cittadino che ha occupato le prime pagine delle cronache, diventando anche un caso nazionale, poteva innescare un cortocircuito tale da condizionare l’esito del voto. Ecco perché il suo rivale, Massimo D’Agostino, anche lui uomo di destra ma ben più moderato, nel bel mezzo del polverone, ha preferito tenere un profilo molto basso. Probabilmente non è stata solo una questione di fair play, ma anche una strategia di prudenza: meglio camminare in punta di piedi su un sentiero incerto e sdrucciolevole. E ieri sera, verso le 22, entrambi i concorrenti alla poltrona di primo cittadino erano in giro per i seggi ad annusare l’aria.
Le operazioni di spoglio sono partite con grande ritardo e solo a mezzanotte gli scrutatori prendono in mano le prime schede. Ci sono quattro seggi da conteggiare, si rischiava di fare notte fonda. Si temeva sicuramente l’astensionismo, perché cinque anni fa aveva vinto una lista di centrosinistra e ora quegli elettori sono rimasti orfani. Il vice sindaco Senes e il suo entourage non sono riusciti a mettere in campo una lista, e dunque c’è stata la diaspora elettorale del popolo di centrosinistra. Molti, si pensava, non vorranno neanche turarsi il naso ed entrare in cabina, e preferiranno non votare. Invece l’affluenza alla fine non è così bassa: si parla del 69,56 per cento, contro il 75,53 per cento della scorsa consultazione comunale. Una fetta dei cittadini ha disertato i seggi, ma non così larga come si temeva. E infatti gli elettori di centrosinistra hanno sicuramente inciso sul risultato, indirizzandosi con decisione sullo schieramento di D’Agostino. Alla fine il Camerata Zanza non ha incamerato i voti della sinistra. E questo gli è costato molto caro. Anche la sua strategia di restare fedele alla sua linea, non cancellando una sola riga dei suoi post celebrativi del Duce e del Fascio, e attaccando a muso duro, durante i suoi comizi, “le iene” che lo avevano pugnalato alle spalle. Lo zoccolo duro dei suoi sostenitori non ha fatto una piega, perché a Bonorva quasi tutti conoscevano le inclinazioni nostalgiche di Zanza. Ma gli incerti, i moderati, e quelli che avevano votato a sinistra, probabilmente hanno deciso di punire questa eccessiva sicumera.
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