La donna che ha boxato con Alì
La docente universitaria Susanna Barsotti incontrò da bimba il pugile a Kinshasa
SASSARI. Prima un destro al volto, corto e a vuoto. Poi ancora un destro, questa volta a segno all’altezza della spalla.
I primi pugni che Muhammad Alì ha incassato in Zaire non sono stati quelli di George Foreman, lo sfidante della rumble in the jungle, l’incontro di boxe soprannominato “rissa nella giungla” e destinato a entrare nella storia dello sport sin da quando i due protagonisti accettarono le borse, che nel gergo della boxe sono gli ingaggi, proposte dal presidente Mobutu e dal manager Don King. Il primo “pugile” a sfidare Muhammad Alì fu Susanna Barsotti, bambina di tre anni che incontrò il gigante di Louisville sul divano della sua casa di Maluku, mentre in braccio ai genitori cercava di vincere la timidezza verso quella montagna di muscoli da cui spuntava un sorriso, e una determinazione, che avevano stregato il mondo.
Dopo un approccio pugilistico incoraggiato dallo stesso Alì, Susanna affondò il primo destro, andando a vuoto, e poi piazzò il secondo sulla spalla del campione: «Sono stata la prima a picchiarlo», ha scherzato ieri Susanna Barsotti, che ne frattempo è diventata insegnante di letteratura per l’infanzia al dipartimento di pedagogia, psicologia e filosofia dell’università di Cagliari, «avevo tre anni e sì, posso raccontare di aver boxato con il più grande molto prima di Foreman». Alì era già The greatness e la storia che l’ha portato a casa di Susanna Barsotti è all’altezza della sua fama: «Stavamo a 50 chilometri da Kinshasa», racconta la professoressa, «mio padre lavorava per la Sosider, un’azienda che stava costruendo un impianto siderurgico proprio in Zaire, lungo il fiume Congo». Gli addetti della Sosider, insieme a quelli dell’Ansaldo di Genova e delle acciaierie di Piombino avevano costruito un piccolo villaggio in cui si erano riuniti tutti i tecnici italiani. E fu proprio questo il motivo che spinse Alì, e una parte del suo staff, a percorrere cinquanta chilometri di strade africane per raggiungere Maluku e la piccola comunità italiana: «Il suo coach, Angelo Dundee, era nato negli Stati Uniti da genitori calabresi, conosceva bene la cucina italiana. Infatti Alì a cena mangiò un piatto di spaghetti che gradì moltissimo», conferma ancora Susanna Barsotti , «ovviamente ho un ricordo molto vago ma quell’incontro è diventato una leggenda nel villaggio ed è rimasto uno degli argomenti preferiti quando la nostra famiglia si riunisce».
Per rinfrescare la memoria ci sono alcune fotografie e, soprattutto, un video girato con una Super 8 in cui si vede l’incontro tra il gigante e la bambine che, sollecitata, sferra due pugni verso il più grande pugile delle storia: «Quel video è stato passato in digitale da mio fratello. È uno dei miei ricordi più cari, insieme a guantoni che Alì mi regalò e che rimasero appesi per anni al muro della mia cameretta», racconta ancora la professoressa che è finita al centro dell’attenzione per puro caso: «Ero molto colpita dalla morte di Muhammad Alì. Dopo quell’incontro mi sono informata, ho seguito la sua vita e sono diventata una sua fan. Alì era un grande sportivo ma soprattutto un grande uomo. Le sue battaglie per i diritti umani e, purtroppo, la sua malattia ne avevano fatto un eroe ai miei occhi».
E dopo la morte di Alì, forse per omaggiarne la memoria, la professoressa ha deciso di sostituire l’immagine del profilo whatsapp con una di quelle foto scattate nell’estate del 1974 in Zaire, quando the greatness stava completando il suo allenamento in vista del match contro Foreman e quando Susanna era una bimba di tre anni che ebbe l’opportunità di conoscere un uomo destinato a diventare una leggenda: «Quando ho caricato quell’immagine tutti i colleghi mi hanno chiesto chi fosse quella bimba vicina ad Alì. Ero io ma non pensavo che il mio racconto potesse interessare qualcuno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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