LA GESTIONE»MOLO ASI
PORTO TORRES. Fa bene al cuore assistere all’accoglienza che Porto Torres ha riservato ai migranti. L’applauso che ha salutato lo sbarco della bimba di due giorni sulla terra ferma, era un bel...
PORTO TORRES. Fa bene al cuore assistere all’accoglienza che Porto Torres ha riservato ai migranti. L’applauso che ha salutato lo sbarco della bimba di due giorni sulla terra ferma, era un bel messaggio di affetto e solidarietà. Era la prima volta per uno scalo del Nord Sardegna, e l’esame è stato superato a pieni voti: non tanto sul versante logistico, ma soprattutto per il calore umano apparecchiato sulla banchina. Era più nutrito il comitato di accoglienza degli stessi profughi. Tra volontari, associazioni, protezione civile, militari, forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni, c’erano almeno 500 persone. Una mobilitazione vivace e molto ben organizzata. Il meccanismo oliato e ben rodato degli sbarchi al sud, è stato traslocato a duecento chilometri di distanza, e sulla banchina Asi l’apparato della protezione civile ha funzionato senza intoppi. Eppure la situazione non era per nulla semplice. Infatti tra coloro che coordinavano le operazioni c’era una certa apprensione.
Dice il vice prefetto di Sassari Salvatore Serra: «Era il primo sbarco in notturna e anche per questo c'era un po’ di timore. Tutto invece è filato liscio, le operazioni si sono concluse nella prima mattinata. Abbiamo trasferito a Porto Torres un sistema collaudato a Cagliari. A terra in banchina c’erano ambulatori pediatrici, ambulatori per uomini e per donne, il servizio 118. Quattro persone sono state ricoverate ma dimesse dopo poche ore, molti migranti sono stati controllati sulla nave dai medici». E dopo il check-up medico, il riconoscimento, le brevi interviste, e tutta la trafila burocratica, è scattata l’altra fase altrettanto delicata: lo smistamento dei migranti nei vari centri di accoglienza sparpagliati nelle strutture provinciali. Trattandosi di una nave con 60 minori, la sistemazione dei bambini è diventata la priorità assoluta. La distribuzione ha tenuto conto delle particolari esigenze, i numeri sono stati rivisti sulla base della composizione dei nuclei familiari. Confermato comunque lo schema iniziale dello smistamento dei profughi, con la fetta più grossa dei migranti (185) ospitata in due centri del Cagliaritano, 75 nel Sassarese, 43 in Gallura, il resto tra Nuorese e Oristanese. Le operazioni sono cominciate alle 21,30, quando la nave spagnola Rio Segurà è approdata sulla banchina. I primi a salire a bordo sono stati i medici e gli uomini dell’autorità portuale, che hanno effettuato un sommario censimento dei passeggeri. Poi lo sbarco: prima i bambini e le donne in stato di gravidanza, poi le persone in precarie condizioni fisiche e di salute, e infine tutti gli altri. E man mano che venivano visitati, vestiti e rifocillati, venivano caricati sui pulmini per essere trasferiti nel centro di accoglienza. L’ultimo mezzo è partito alle 9,30 del mattino.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google