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Estradato il boss della tratta di esseri umani

Estradato il boss della tratta di esseri umani

L’eritreo Mered arrestato in Sudan ora è in carcere a Roma: ha trasportato dall’Africa 10mila persone

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ROMA. Se un barcone poteva trasportare 500 persone, lui lo caricava finché a bordo non salivano in mille. Incurante delle sorti di chi partiva, teso solo a far prendere il mare a più disperati possibile per fare soldi. Tanti soldi. Yehdego Medhanie Mered, eritreo, 35 anni, è un uomo potente e lo sa. È temuto, rispettato, pronto a corrompere chi può essergli d’ostacolo. I magistrati di Palermo ne hanno scoperto ruolo e nome ad aprile del 2015 e, contro di lui, hanno emesso un mandato d’arresto internazionale ritenendolo a capo di una delle più grosse organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi dei migranti verso le coste siciliane. Da lunedì è nel carcere romano di Rebibbia. Arrestato il 24 maggio scorso in Sudan, a Karthoum, dove si nascondeva, estradato in Italia durante la notte. Un’operazione, coordinata dalla Procura del capoluogo siciliano, riuscita grazie alla collaborazione di più polizie, più autorità giudiziarie e della diplomazia e della politica di diversi Paesi. «È la riprova - dice il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi - che la criminalità transnazionale si batte soltanto se i Paesi lavorano insieme».

Chi fosse Mered i pm l’hanno scoperto indagando su una delle reti che gestiscono il traffico di migranti dall’Africa. Un’inchiesta nata dopo il tragico naufragio davanti alle coste di Lampedusa che, il 3 ottobre del 2013, costò la vita a 366 persone. I magistrati, che mesi fa hanno ottenuto la prima sentenza che riconosce l’esistenza di una organizzazione internazionale che gestisce la tratta, non si sono «fermati» agli scafisti e sono riusciti a scoprire nomi e volti di chi comanda. Mered, ma non solo. Intercettazioni e testimoni parlano di altri due uomini, Ermias Ghermay e Asghedom Ghermay, sfuggiti all’arresto e probabilmente nascosti in Libia. La banda si occupava di tutto: dalla traversata del deserto, ai lunghi periodi di permanenza nei campi di prigionia libici in attesa dell’imbarco. Dall’odissea in mare verso le coste siciliane, al viaggio verso la terra promessa, l’Europa. Ogni tappa aveva un costo. E i migranti, costretti da fame e guerra a lasciare le proprie case, pagavano per tutti i «servizi» acquistati. Dietro al business eritrei, etiopi, ghanesi, ivoriani. Come i loro connazionali in fuga. Uomini senza scrupoli che in soli tre mesi, nel 2014, hanno fatto partire dall’Africa 10mila persone. E ogni barcone fruttava tra i 700mila e il milione di euro. Tanti soldi di cui Mered si vantava.

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