Il prezzo del latte, Coldiretti all’attacco degli industriali
Ribasso stabilito per eccesso di produzione di pecorino No alle speculazioni, l’associazione si rivolge al giudice
CAGLIARI. «Non si può abbassare il prezzo del latte anche da 90 a 80 centesimi al litro unilateralmente con la campagna in corso». È la denuncia che arriva da Coldiretti: già formalizzata una class action con richiesta di intervento del giudice. Tecnicamente si parte da una richiesta di «accertamento di conformità». Solo nella fase successiva, in caso di sentenza che dà ragione ai reclamanti, si potrà arrivare - hanno spiegato i legali dell'associazione, Giovanni Dore e Fabio Ciulli - alle richieste di risarcimento nei confronti degli industriali del latte che non hanno rispettato i patti. Non solo: l'atto è stato accompagnato dalla richiesta dell'istituzione di un Authority che abbia il compito di ricevere dai caseifici e mettere a disposizione di tutti i dati dei conferimenti del latte, delle produzioni di formaggio, delle vendite e delle eventuali giacenze. «Si è tornati indietro di 15 anni – denunciano i vertici dell’associazione – o meglio non si riesce ad andare avanti e liberarsi dei vetusti limiti di un settore strategico per l’economia sarda, quello lattiero caseario. Al primo ostacolo (l’eccesso di offerta) stanno riemergendo i limiti di sempre». Il Pecorino romano è arrivato a toccare nel 2015 il prezzo record di 9,50 euro al kg, superando (nel prezzo), nel luglio del 2014, quello del Parmigiano reggiano e del Grana padano. «Purtroppo, e Coldiretti lo ha sempre sottolineato, il momento positivo era dovuto a fattori contingenti piuttosto che ad una programmazione razionale del settore. E il mercato lattiero caseario sardo ha continuato e continua a restare in mano a pochi industriali che in modo speculativo azzardano ribassi e deprimono la domanda interna di prodotto con prezzi fuori mercato».
«La diffida ai trasformatori non ha sortito alcun effetto – ha spiegato il presidente regionale della Coldiretti, Battista Cualbu – e ora siamo costretti a questo ulteriore passaggio legale: non è giustificabile questo abbassamento dei prezzi». Non solo denuncia, ma anche proposta: Coldiretti ripropone un consorzio di secondo livello per aggregare tutte le cooperative che producono Pecorino romano incluse le associazioni di categoria. «In questo modo – ha spiegato – si unirebbe una parte disaggregata che produce oltre il 60 per cento del Pecorino romano consentendogli di esercitare e imprimere nel mercato la propria forza».
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