La parte civile: «La Piredda mobbizzata»
Il legale chiede un risarcimento per la sua assistita, ma il difensore della Regione si oppone: «Non erano pubblici ufficiali»
CAGLIARI. Ornella Piredda non faceva parte del sistema e il sistema premiava solo chi era organico alla regola del silenzio. Chiedeva conto delle spese sostenute dai consiglieri, per questo l’ex funzionaria del gruppo regionale misto è stata mobbizzata, svuotata di ogni mansione, emarginata, il suo stipendio tagliato. Sono parole di Andrea Pogliani, patrono della parte civile, per il quale la vicenda che ha dato origine all’inchiesta sui fondi ai gruppi è chiara così come è chiara la responsabilità penale di Giuseppe Atzeri, l’onorevole sardista che amministrava il gruppo misto tra il 2004 e il 2009: era lui a prendere ogni decisione e quindi è lui che deve rispondere sia sul fronte penale che civile dei danni arrecati alla salute della Piredda, danni gravissimi che i periti esaminati dal tribunale hanno confermato.
Il risarcimento. Lo scorso 16 maggio il pm Marco Cocco aveva chiesto 14 condanne, per Atzeri - difeso da Agostinangelo Marras, che parlerà per ultimo - sette anni di reclusione per due peculati, abuso d’ufficio, maltrattamenti e lesioni, le ultime tre imputazioni legate al rapporto-scontro con la funzionaria non allineata. L’avvocato Pogliani ha sollecitato un verdetto di colpevolezza per tutti i reati contestati dalla Procura più «la provvisionale massima, immediatamente esecutiva» a suo favore, in altre parole un congruo risarcimento da versare alla parte offesa già alla sentenza di primo grado. A pagare dovrà essere Atzeri insieme o in alternativa al Consiglio regionale, che il difensore ha chiamato in giudizio come responsabile civile: la massima assemblea elettiva della Sardegna - per il legale - è colpevole perché sono stati violati i diritti di una dipendente che lavorava nei gruppi politici.
Assegni ai dipendenti. Fin qui le richieste avanzate dal difensore. Ma l’intervento, che ha coperto una buona metà della seconda udienza di discussione davanti al tribunale presieduto da Mauro Grandesso, ha riservato più di una sorpresa: citando documenti e tabelle, l’avvocato Pogliani ha dimostrato la straordinaria disinvoltura con cui nel gruppo misto venivano spartiti i fondi destinati all’attività istituzionale. Soldi inspiegabili. Nei primi mesi del 2005 il segretario Angelo Sanna - indagato per peculato nell’inchiesta-bis - incassava insieme alla collega Patrizia Cabras «assegni per migliaia di euro» oltre lo stipendio, che già andava oltre i 2300 euro netti. «Soldi inspiegabili» li ha definiti Pogliani mostrando i tabulati: «A maggio Sanna è arrivato a intascare undicimila euro». Ecco perché - ha insistito Pogliani - una funzionaria che voleva vedere i conti era un disturbo. La Piredda «non doveva metter becco nella mala gestione del gruppo». Non solo: doveva pagare la sua determinazione a veder chiaro nei conti con la paralisi della sua carriera e persino l’isolamento fisico, in una stanza priva di collegamento alla rete.
La Regione. Del tutto diversa sul piano del diritto la tesi di Francesco Caput, che difende il consiglio regionale: per l’avvocato dello Stato «i gruppi politici sono assimilabili ai partiti, quindi sono soggetti privati». La conseguenza è che quando svolgono attività nel gruppo «i consiglieri non sono pubblici ufficiali». Da qui discende che il contratto che regola il rapporto fra i gruppi e i dipendenti come la Piredda «è un contratto privato, la Regione non c’entra» e ogni decisione richiama la responsabilità del capogruppo, che però non può rispondere di abuso d’ufficio proprio perché non ha agito come pubblico ufficiale. Per l’avvocato Caput comunque i fatti contestati ad Atzeri non sono provati: «Non c’è il nesso di causalità fra lo stato di salute della signora Piredda e il rapporto di lavoro con Atzeri - ha sostenuto Caput - visto che la funzionaria soffriva già prima degli stessi mali». Non sussiste, per Caput, neppure il reato di maltrattamenti perché «manca il rapporto di familiarità tra la parte offesa e Atzeri» che secondo la Cassazione è un elemento costitutivo del reato. La Regione dunque - per l’avvocato Caput - non ha alcuna responsabilità e non può essere chiamata a risarcire alcun danno. Si va avanti il 4 luglio con gli interventi dei difensori.
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