Asl unica, ultimatum di Sel a Pigliaru
I vendoliani: la giunta rischia di rimanere sola. Ma il governatore non arretra: discutiamone però senza passi indietro
CAGLIARI. Ai materassi ci sono finiti. Sulla riforma delle Aziende sanitarie, i partiti del centrosinistra sono scoppiati come un palloncino. Nonostante i disperati tentativi di prendere tempo e il fallimento delle diplomazie, si sono infilati in un tunnel buio che sembra avere un solo possibile capolinea: lo scontro in campo aperto. Non c’è ancora aria di crisi, ma dopo l’ultimo affondo di Sel sul disegno di legge della Giunta, l’Asl unica appunto, pare che sia arrivata proprio la settimana della resa dei conti e guarda caso sull’argomento da sempre più pericoloso: la sanità. Messo all’angolo da un partito di maggioranza, Sel ha scritto tra l’altro «la Giunta rischia di rimanere isolata», il governatore Francesco Pigliaru si è detto pronto «a discutere ma non c’è più tempo per fare passi indietro». Il clima è molto teso e oggi potrebbe esserlo ancora di più con nove consiglieri regionali, sempre della maggioranza, pronti a uscire allo scoperto con un documento in cui scriveranno: «La proposta della Giunta non può essere blindata». A quel punto a riaffilare le armi potrebbe essere anche chi, come il Partito dei sardi, da sempre è contrario all’accorpamento ma rientrato poi nei ranghi per evitare lo strappo. Ma ormai lo squarcio nella coalizione è evidente.
L’attacco di Sel. Scritto che il comunicato è stato emesso alla fine di una riunione in cui erano presenti anche Luciano Uras, senatore, Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, e Claudia Firino, assessore alla Cultura, Sel ha dato un calcio in faccia alla Giunta. «È alla maggioranza politica – uno dei passaggi – che spetta la scelta sulle grandi riforme, non a singole componenti della coalizione o alla sola giunta tecnica al governo della Regione. Diversamente – scrive ancora Sel – la stessa Giunta e il presidente della Regione rischiano la solitudine sul terreno sociale ed economico già reso fragile dalla crisi». La sintesi di questo attacco frontale può essere solo questa: Sel non accetta ultimatum dal governatore, anzi si fa portavoce di un contro ultimatum. Questo: «Avevamo chiesto più tempo per discutere il disegno di leggo. C’è stato dato qualche giorno in più ma non basta ancora e che nessuno ci metta fretta». Perché – è un altro passaggio del comunicato – «sono sempre troppe le zone grigie sulla transizione da un sistema, quelle delle otto Asl, a un altro, l’Azienda sanitaria unica». Con anche un dettaglio di pesanti critiche su diversi articoli della riforma e una chiusura da brivido: «Se il testo rimarrà l’attuale, non siamo disposti a condividere la responsabilità di una prevedibile fallimento della riforma».
La replica di Pigliaru. Il governatore sapeva che c’erano delle difficoltà, eufemismo, ma forse non pensava di dover schivare la potenza di un siluro. Però ha tirato fuori le unghie anche se nessuno può dire come finirà l’ennesimo muro contro muro. «Non siamo stati eletti per conservare quello che esiste e che funziona male, ma per fare scelte coraggiose», ha scritto Pigliaru nelle prime righe della replica. Poi subito dopo: «Portare avanti la riforma della sanità rientra nelle assunzioni delle responsabilità che questa Giunta ha messo al centro delle proprie scelte e del proprio lavoro, senza mai sottrarsi ai passaggi istituzionali nè politici» Il messaggio del presidente è chiaro: «Questa riforma va approvata dal Consiglio perché lo stato della sanità è grave nei costi e in una qualità dei servizi spesso inadeguata». Sull’Asl unica – scrive ancora – «la maggioranza ha già preso una decisione a dicembre e oggi l’Azienda unica è un tassello fondamentale per ridurre gli sprechi e alzare gli standard». Poi il braccio teso ma bisogna vedere quanto alla fine sarà lungo: «Rinnoviamo la disponibilità a discutere e accogliere modifiche costruttive, ma non c’è più tempo per i passi indietro». Ebbene sì, la crisi politica è davvero a un passo.
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