La Nuova Sardegna

La Regione allo Stato: nell’accoglienza più potere ai Comuni

di Silvia Sanna
La Regione allo Stato: nell’accoglienza più potere ai Comuni

L’assessore Arru: solo così si favorisce l’integrazione Quaquero: i fondi per i minori sono insufficienti

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. A dire che il sistema deve essere rivisto sono le tensioni all’interno dei centri d’accoglienza e la polemica che immediatamente infiamma la politica. La Sardegna viene promossa a pieni voti nella prima accoglienza: quando i migranti stremati da lunghi viaggi scendono dalle navi, in banchina trovano visi gentili, pacche sulle spalle, coperte, medicine, buon cibo e giocattoli per restituire il sorriso ai bambini. È la seconda parte dell’accoglienza che mostra qualche pecca. Perché le strutture che ospitano i migranti non sempre hanno caratteristiche che garantiscono una reale integrazione. Troppo grandi, dice la Regione che fa pressing sul governo per favorire un modello di accoglienza diffuso nel territorio. «Con i Comuni protagonisti – dice Angela Quaquero, delegata della giunta Pigliaru al tavolo sull’emergenza migratoria –. Al momento ai bandi possono partecipare solo soggetti privati, quasi sempre gli enti locali sono avvisati poche prima dell’arrivo dei migranti nel loro territorio. E questo di certo non aiuta le politiche per l’integrazione». Sulla stessa linea l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru: «Siamo per il massimo coinvolgimento dei Comuni, che non devono subire scelte calate dall’alto, ma essere sentiti periodicamente, con ricognizioni costanti. Qui la Regione gioca un ruolo importante, di mediazione e di ascolto. I migranti che vogliono restare possono essere una risorsa e non un peso. Per questo ben vengano, nei Comuni disponibili, politiche di vera integrazione». Ecco perché insieme ad altre regioni – Emilia Romagna e Sicilia in testa – la Sardegna cerca di allentare le maglie della gestione centralistica da parte dello Stato in favore di un maggiore coinvolgimento dei territori. Anche per correggere le storture provocate dalle leggi statali. Angela Quaquero si riferisce al contribuito per i minori non accompagnati: «Mentre nel caso degli adulti le somme sono assegnate ai centri d’accoglienza dalle prefetture, nel caso dei minori i Comuni sono chiamati ad anticipare le somme. In realtà gli enti locali sono impossibilitati a farlo per via del bilancio armonizzato imposto dallo Stato. Ecco allora che i soldi arrivano in ritardo e le coop non rientrano nelle spese». Non solo: proprio per quanto riguarda i minori, le somme assegnate dal governo sono insufficienti: «45 euro per provvedere al sostentamento di ogni ragazzo, 10 euro in più circa di quanto previsto per gli adulti». La Regione ha deciso di fare la sua parte: «È stato stabilito di assegnare 35 euro aggiuntivi per ciascun minore. In questo modo si arriva alla somma complessiva di 80 euro, lo stesso importo stanziato dalla Regione per i minori italiani ospitati nella comunità. L’obiettivo è equiparare il trattamento nei confronti dei minori, da qualunque Paese provengano». Una risposta indiretta all’arcivescovo di Sassari Paolo Atzei, che in una intervista aveva parlato di “carità di prossimità”, cioè da riservare prima agli italiani. «La Chiesa sta facendo tanto per i migranti – dice Angela Quaquero –, l’impegno è enorme e senza alcun distinguo. Quelle dichiarazioni rappresentano un modo di pensare ma non rispecchiano l’atteggiamento che ha in questo momento la Chiesa nei confronti di chi ha bisogno d’aiuto. Da parte mia, mi rifaccio a Papa Francesco e al suo concetto di carità universale e incondizionata».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative