Minacciato il testimone-chiave: attenzione a quello che dici
Una telefonata al fratello del giovane che vide Cubeddu dare fuoco all’auto di Masala La chiamata la sera prima dell’incidente probatorio in tribunale a Sassari e a Nuoro
NULE. Una telefonata la sera prima di presentarsi in Tribunale - a Sassari e a Nuoro - per confermare negli incidenti probatori il suo racconto. Un ruolo da testimone chiave che a qualcuno non piace, tanto che è arrivato a minacciare - senza neppure troppe precauzioni - quel giovane che ha detto al giudice di avere visto Alberto Cubeddu (il ventenne arrestato insieme al cugino Paolo Enrico Pinna) bruciare l’auto di Stefano Masala.
La chiamata è arrivata al cellulare del fratello del 30enne di Ozieri, il testimone considerato fondamentale dall’accusa e attendibile dal gip di Nuoro «perché il suo racconto combacia con gli altri elementi di prova» raccolti sui delitti di Gianluca Monni di Orune e Stefano Masala di Nule.
Chi ha telefonato per quelle «raccomandazioni» non proprio bonarie, lasciando intuire che potrebbero succedere chissà quali cose gravi, non si è neppure premurato di cancellare tracce. Ha utilizzato un telefonino e il numero è stato rilevato e registrato dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro che - insieme ai colleghi di Sassari - sono risaliti all’autore della chiamata minacciosa. Sarebbe una persona vicina alla famiglia di Paolo Enrico Pinna, e già ieri ha ricevuto la visita dei carabinieri che sono andati a chiedergli conto di quella telefonata che gli porterà sicuramente qualche problema. Dovrà spiegare perché ha assunto quell’iniziativa, se ha agito di sua spontanea volontà o se dietro ordine di qualcuno. E che cosa pensava di ottenere. Le minacce a un testimone, per di più determinante in una inchiesta così complessa e delicata (e non solo perché ci sono due giovani vite spazzate via da una folle ondata di violenza) sono considerate un reato grave. Per questo l’inchiesta ora potrebbe annoverare un nuovo capitolo. Anche perché pare che non si tratti di un caso isolato e che - anche in altre circostanze - al testimone sarebbero arrivati segnali pesanti.
Il testimone, comunque, pur preoccupato dal clima di tensione che regna attorno a tutta la vicenda degli omicidi di Orune e Nule, non si è certo tirato indietro. In mattinata si è presentato all’udienza fissata per l’incidente probatorio al Tribunale dei minori (dove era presente Paolo Pinna) e ha confermato la sua deposizione. Altrettanto ha fatto a Nuoro, davanti all’altro indagato Alberto Cubeddu.
Ora la deposizione è stata “cristallizzata”, come si dice tecnicamente. E non potrà essere modificata. La preoccupazione, evidentemente, era proprio riferita alle minacce e al clima di tensione creato attorno al giovane testimone.
«Alberto fece tutto da solo, senza il mio aiuto – ha sempre detto il teste – mi chiamò e mi disse che aveva necessità di bruciare un’automobile di sua proprietà, per ragioni di bollo o di assicurazione. E mi chiese di accompagnarlo». A Pattada, più tardi, l’auto di Stefano Masala venne distrutta dalle fiamme.
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