«Strutture inadeguate e scarsa assistenza»
A Sassari l’antropologa Molfetta: i numeri non sono allarmanti, il problema è la disorganizzazione
SASSARI. Il primo mito da sfatare è quello dei 35 euro a testa destinati, al giorno, ai migranti ospitati in Italia. L'altro è la presunta emergenza legata al numero straordinario di arrivi nel nostro Paese. La realtà è che «in Italia il programma di accoglienza dei migranti non funziona e ancora meno il percorso di integrazione rivolto agli stranieri che hanno appena ottenuto il permesso di soggiorno». La denuncia arriva da Cristina Molfetta, antropologa culturale, torinese, specialista di cooperazione internazionale, redattrice, con un team di esperti, del Rapporto nazionale sulla protezione degli stranieri in Italia. Molfetta, intervenuta ieri a Sassari al convegno sull'emigrazione, organizzato e promosso nell'ambito della manifestazione "Diritti al cuore", ha demolito una serie di luoghi comuni che in Italia circolano da qualche tempo. L'antropologa ha chiarito che la quota pro capite destinata ai migranti, i circa 35 euro al giorno, non vanno alla persona, ma alla struttura che li accoglie e servono per sostenere le spese vive relative al vitto e all'alloggio. Quindi ha rimarcato che l'emergenza legata allo straordinario numero degli arrivi è un falso problema perché rispetto alle cifre spaventose del fenomeno migratorio internazionale (60 milioni di migranti in fuga dai paesi in cui guerra e povertà sono la norma) la ricaduta, in Italia, è quantomeno irrisoria: 154 mila persone, l'anno scorso, hanno varcato i confini nazionali. Come dire che l'Italia è solo una delle decine di mete possibili scelte dagli stranieri in fuga dall'inferno dei loro paesi. «La verità – taglia corto Cristina Molfetta – è che l'Italia è uno dei pochi paesi in cui manca un piano di programmazione degli arrivi, problema grave a cui si aggiunge l'incapacità cronica del nostro paese a fare un piano per dare risposte». Per dirla con l'avvocato Stefano Mannironi, sul fronte regionale la situazione non è troppo diversa. Nel 2015 i richiedenti asilo politico, in Sardegna, erano 3.250 «Che su una popolazione di un milione e mezzo di abitanti – spiega l'avvocato Mannironi – è davvero un'inezia». Fra quelli, solo 35 hanno ottenuto lo status di esiliato e 250 il riconoscimento della cosiddetta protezione umanitaria. Ma il dato più sconcertante è che il 90 per cento dei ricorsi viene rigettato e le audizioni in tribunale, spesso, vengono fissate dopo quattro anni. «In Sardegna le strutture di accoglienza non sono adeguate – dice Mannironi – l'assistenza sanitaria è scarsa e spesso ci tocca combattere contro la burocrazia». Ribadito il concetto che i migranti sono una risorsa e non una minaccia: basti pensare – è stato sottolineato – all'attuale sistema di stato sociale, alla desertificazione a cui sono condannati i piccoli centri dell'isola e alla possibilità di far fronte a questi problemi con un impiego razionale e umanamente dignitoso dei migranti.
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