La Nuova Sardegna

Sul Romano dop il Consorzio boccia l’allarme di Pigliaru

di Paoletta Farina
Sul Romano dop il Consorzio boccia l’allarme di Pigliaru

Il governatore: rischioso puntare su un unico mercato L’Afidop: non è vero, il nostro prodotto è presente ovunque

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INVIATA AD ALGHERO. All’assemblea annuale dell’Afidop piomba la dichiarazione del presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru: «Sul Pecorino romano stiamo rischiando troppo – aveva detto ieri mattina il governatore alla manifestazione a Cagliari di Coldiretti –. Stiamo portando un unico prodotto in un unico mercato: siamo maturi per guardare verso altri mercati, per farlo abbiamo bisogno dei trasformatori che ci sono adesso e di quelli che possono nascere e crescere nei prossimi mesi e anni». Parole alle quali, dalle Tenute Sella & Mosca di Alghero dove si è riunita l’associazione dei formaggi italiani Dop, ha risposto in modo pepato il presidente del Consorzio di tutela, Salvatore Palitta: «Il mercato del Romano non è unico, ma siamo in diverse piazze già da tempo: non solo Stati Uniti, ma Europa, Australia, Canada e Giappone comprano il nostro prodotto. Il mercato, quindi – ha rafforzato il concetto Palitta– non è saturo. Accentuare questo elemento da parte del presidente Pigliaru è creare un allarme ingiustificato. E mettere in allarme anche il sistema bancario», ha avvertito il presidente del Consorzio rivolgendosi all’assessore all’Agricoltura Elisabetta Falchi. Che dal tavolo della presidenza ha replicato a sua volta: «La crisi del Romano è condizionata da quella casearia nazionale e internazionale. Ma sono convinta che si debba impostare il lavoro sulla corretta promozione e programmazione». E ha riproposto il suo cavallo di battaglia: «Siccome siamo consapevoli del momento di difficoltà è per questo che costringo tutti a venire ai tavoli finché non si chiuderà la partita dell’Organismo interprofessionale». Che dovrebbe servire, appunto, a rafforzare le strategie di filiera e tutelare e valorizzare le produzioni sarde.

E c’era anche il viceministro per le Politiche agricole, Andrea Olivero, alla Sella & Mosca («una delle eccellenze italiane», ha detto) nella sue seconda tappa sarda dopo quella cagliaritana dove era presente alla manifestazione Coldiretti. Da Olivero è arrivato un messaggio che gli allevatori sardi apprezzeranno: «Siamo in un momento drammatico per il settore lattiero caseario, direi proprio di “vacche magre”, ma grazie ai formaggi Dop, che rappresentano il 50 per cento della produzione, il sistema continua a reggersi. È quindi sulla qualità che dobbiamo puntare – ha affermato il viceministro –, ma occorre la giusta remunerazione di tutti gli attori, in un comparto dove manca una redistribuzione equa degli utili». Discussione aperta, quindi, sul prezzo del latte...

Quali strategie intanto per i formaggi Dop? I rappresentanti dei Consorzi di tutela chiamati ieri all’assemblea (sono 32 in tutta Italia, di cui i tre sardi del Pecorino romano, Pecorino sardo e Fiore Sardo) dopo aver approvato il bilancio del 2015 hanno detto sì anche alla linea del presidente Cesare Baldrighi, che è anche a capo del Consorzio del Grana Padano. E cioè fare rete tra tutti i soggetti del settore lattiero caseario. Ma anche rafforzare la tutela dei formaggi a marchio di origine, contro contraffazioni e italian sounding (per interderci il “parmisan” non deve essere più confuso con il parmigiano reggiano). Poi realizzare un coordinamento tra i Consorzi di tutela dei prodotti che rappresentano l’eccellenza del “made in Italy”, dai salumi, agli oli fino al vino. Perché il cibo italiano (e sardo) vince se fa conoscere la sua vera bontà al resto del mondo.

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