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La Sardegna è il fanalino di coda

La Sardegna è il fanalino di coda

Solo sette i prodotti che possono contare sull’origine protetta

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SASSARI. Se fosse una classifica sportiva, la sardegna sarebbe in piena zona retrocessione. Il conto dei prodotti a denominazione di origine protetta si ferma a 7 e comprende tre formaggi, il fiore sardo, il pecorino sardo e il pecorino romano, l’olio extravergine d’oliva, il carciofo e lo zafferano. La lista è allungata dal marchio Igt dell’agnello sardo e da una nutrita pattuglia di vini, suddivisi in 15 Igt, 17 Doc e 1 Docg. La conta delle produzioni tutelate piazza l’isola al sedicesimo posto di un’ipotetica classifica nazionale, dietro l’Umbria e sopra il Molise. Un risultato decisamente anonimo per una regione che vanta un patrimonio enogastronomico enorme e diverse eccellenze alimentari che non possono contare su marchi di tutela per colpa delle quantità esigue a disposizione o del mancato accordo tra i produttori che, comunque, giocano un ruolo fondamentale nella difesa della qualità degli alimenti.

Secondo un recente rapporto stilato dall’Istat, per quanto riguarda i marchi Dop e Igp, l’isola risulta comunque la regione con il più alto numero di produttori. Sono più di 14mila quelli registrati nel 2014, cioè il 19 per cento dei produttori di tutta Italia. Anche gli allevamenti sono concentrati soprattutto in Sardegna, esattamente il 34,8 per cento della media nazionale.

E presto, alla lista delle eccellenze a denominazione di origine protetta potrebbero aggiungersi anche i ricci di mare, che sembrano destinati a essere l’ottavo prodotto sardo tutelato dal marchio Dop.

Al vertice della piccola piramide c’è ovviamente l’agnello Igt che conta 3.991 produttori che operano nella filiera e 39 trasformatori che si occupano di mezzo milione di ovini allevati solo per la carne da macello. (c.z.)

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