La Nuova Sardegna

Le cozze a un passo dall’avere l’Igt

di Enrico Gaviano

Olbia, per il salto di qualità si punta anche sul raddoppio della produzione

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Un prodotto di qualità superiore, amato in tutta la Sardegna e adorato da turisti e gourmet. 35mila quintali venduti ogni anno. Alle cozze di Olbia mancano solo due cose per fare il definitivo salto di qualità: l’aumento della produzione (si punta a una produzione più che raddoppiata) e il marchio Igp (indicazione geografica protetta). Proprio su questo fronte sta lavorando il Consorzio dei molluschicoltori di Olbia costituito nel 2014, che ormai ritene di essere vicinissimo alla meta. «Dopo aver ottenuto le concessioni, che dureranno 15 anni, ora possiamo parlare di un anno al massimo per arrivare all’obiettivo – dice Mauro Monaco, presidente del Consorzio –. Questo perché abbiamo ottemperato a tutte le procedure necessario, passando per Autorità portuale, Agenzia delle dogane, Asl e quant’altro. Otto delle nove richieste fatte. Ci manca solo la relazione ambientale da consegnare al l’assessorato regionale competente e poi la parte burocratica sarà completata. L’ultimo parere consiste nel dimostrare al servizio Savi, che il progetto non genera impatto ambientale».

Il successivo passaggio, è quello finale. Perché un funzionario si recherà a Olbia e in una riunione che coinvolgerà tutti i consorziati e i portatori di interesse, chiederà se ci sono dei contrari all’assegnazione del marchio Igp. Va ricordato che il marchio di qualità rilasciato dall’Unione europea, per le cozze di Olbia potrà essere appunto l’Igp e non il Dop (denominazione d’origine protetta), di un pelino superiore al precedente. Questo perché una percentuale fisiologica e minima di cozze prodotte a Olbia deriva da novellame importato. «Chiaramente il marchio Igp – dice ancora Monaco – sarebbe fondamentale per avere visibilità e promuovere al meglio il nostro prodotto. Abbiamo dei progetti molto interessanti che contiamo di sviluppare. Ricordo che lavoriamo su una superficie complessiva di circa 150 ettari, e prevediamo la ristrutturazione di alcuni impianti e la realizzazione di nuovi per circa 250.000 metri lineari di filari, contro i circa 60.000 metri attuali. Entro 5 anni dal suo avvio, insomma, prevediamo una produzione a regime di mitili e ostriche pari a circa 80 mila quintali, mentre oggi siamo appunto sui 35 mila quintali, con la creazione di circa 200 posti di lavoro tra fissi e stagionali».

Dopo lo sviluppo del mercato delle cozze, il Consorzio pensa anche a quello delle arselle, che porterebbero ulteriore occupazione in città. Va ricordato, infine, che in Italia, per ora, l’unica città in cui le cozze hanno il marchio rilasciato dall’Unione europea è Scardovari, in Veneto, con i suoi mitili Dop .

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative