La Nuova Sardegna

Diana, nuova accusa: un viaggio a Firenze a spese pubbliche

di Mauro Lissia
Diana, nuova accusa: un viaggio a Firenze a spese pubbliche

Fondi ai gruppi, ancora indagini sull’ex capogruppo Pdl Con lui in Toscana la direttrice del Banco di Sassari

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CAGLIARI. Un viaggio a Firenze compiuto a giugno del 2010 insieme alla direttrice dello sportello di via Roma della Banca di Sassari e pagato con i fondi del gruppo regionale Pdl è costato una nuova accusa di peculato aggravato all’ex consigliere del centrodestra Mario Diana: a contestare l’imputazione è stato il pm Marco Cocco all’udienza del giudizio immediato in corso davanti alla prima sezione del tribunale. Con Diana assente, rappresentato dal difensore Massimo Delogu, il pubblico ministero ha chiesto la parola e ha consegnato al presidente Claudio Gatti un atto che contiene la ricostruzione dei fatti di cui Diana dovrà rispondere. La cifra contestata non supera i 500 euro perché la polizia giudiziaria ha trovato i biglietti aerei intestati a Diana e a Rita Catani - indagata anche lei per concorso nel reato - ma non le ricevute dell’hotel e di altre spese che l’ex presidente del gruppo Pdl ha probabilmente sostenuto nel soggiorno toscano. Il difensore ha chiesto e ottenuto dal tribunale i termini a difesa, vale a dire un rinvio dell’udienza perché imputato e legale possano esaminare gli atti d’accusa e preparare una linea difensiva: se vorrà, Diana potrà rispondere al pm Cocco su questo episodio in un’udienza che verrà fissata per l’autunno. È possibile che lo faccia, perché l’ex esponente di Alleanza nazionale, finito in carcere nel corso dell’inchiesta, ha finora sempre accettato di sottoporsi all’esame del pubblico ministero.

L’origine dei sospetti che hanno condotto la Procura a contestare un nuovo fatto di peculato è un assegno tratto sul conto del gruppo Pdl e intestato all’agenzia di viaggi Gus Viaggi di Guspini, il corrispettivo di un viaggio Cagliari-Firenze per due persone. I carabinieri hanno trovato i biglietti aerei, i nomi sono quelli dell’onorevole Pdl e della direttrice dell’allora Banca di Sassari, oggi Banco di Sardegna. Entrambi dovranno chiarire la ragione di quella trasferta, che non risulta coincidere con alcun impegno istituzionale o politico che riguarderebbe comunque Diana e non la sua accompagnatrice, il cui nome è già entrato sia nell’inchiesta che nel dibattimento pubblico. Diana e la direttrice del Banco dovranno dare spiegazioni anche su altri punti.

Su tutti l’investimento da 200 mila euro compiuto su un libretto di deposito, che Diana ha ammesso davanti al tribunale: «Me l’ha suggerito la direttrice del Banco». Poi anche un prelievo di 100 mila euro in contanti eseguito dal consigliere Sergio Obinu prima di Natale 2010: sarebbe il resto dei fondi annuali, da dividere tra i consiglieri. Rita Catani avrebbe dimenticato di segnalare l’operazione come stabiliscono le norme antiriciclaggio. La dirigente avrebbe dovuto chiedere e annotare la destinazione della somma, che invece è finita in tasche ignote.

Un altro punto interrogativo è legato a un misterioso trasferimento di 50mila euro da un conto del Banco di Sardegna alla Banca di Cagliari, appena poche ore dopo che Mario Diana era finito in carcere per la vicenda delle penne Montblanc. Da dove provenivano, a chi appartenevano quei soldi e in quale conto sono finiti? Questi aspetti però verranno approfonditi alla chiusura del ramo d’indagine che riguarda l’Udc e altri ex consiglieri regionali del centrodestra, tra cui Giorgio Oppi e Ignazio Artizzu, indagati come tesorieri del gruppo di centrodestra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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