La Nuova Sardegna

I sardi d’Inghilterra non hanno dubbi: tutti per stare nell’Ue

di Claudio Zoccheddu
I sardi d’Inghilterra non hanno dubbi: tutti per stare nell’Ue

Brexit, gli emigrati temono i contraccolpi di una uscita Il rischio: da forza lavoro irrinunciabile a ospiti indesiderati

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SASSARI. Restare o andar via? Remain o leave? Domani la Gran Bretagna dovrà decidere se continuare a far parte dell’Europa o se tentare la fortuna senza l’appoggio dei vicini di casa.

Un quesito amletico, degno del più famoso “to be or not to be?” partorito dalla mente di William Shakespeare. L’Amleto, però, era un’opera letteraria mentre Brexit potrebbe decidere il futuro di una nazione che si presenterà alle urne spaccata in due, anche se gli ultimi sondaggi danno in leggera prevalenza il fronte della permanenza. Tuttavia, si tratterebbe di un vantaggio risicato che non permette a nessuno di sbilanciarsi anche perché proprio ieri sera, nel mitico stadio di Wembley, è andato in scena il confronto che molti analisti definiscono come definitivo. Da una parte l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, tra i più accesi sostenitori di Brexit, e dall’altra il suo successore, favorevole alla permanenza nell'Ue, il laburista Sadiq Khan. In mezzo ci sono milioni di inglesi e soprattutto migliaia di sardi emigrati in Gran Bretagna che potrebbero passare dal ricoprire il ruolo della forza lavoro quasi irrinunciabile a quello degli ospiti indesiderati, soprattutto se arrivati in Gran Bretagna da poco tempo. Uno dei campi di battaglia più accesi, infatti, è quello della gestione degli immigrati, visti come il fumo negli occhi da uno dei padrini di Brexit, il leader del partito per l’indipendenza del Regno Unito, Nigel Farage.

Ed è proprio la figura di Farage e del suo seguito che più spaventa gli immigrati, tra cui i sardi che hanno scelto di diventare sudditi di sua maestà e che dovranno fare i conti, in caso di uscita dalla Comunità europea, con la possibile svalutazione della sterlina che potrebbe intaccare i risparmi, i mutui contratti per comprare le case e i costi dei biglietti aerei per rientrare in Sardegna.

«Quello che più ci spaventa è che Farage non ha un piano preciso in caso di vittoria», racconta Ivano Confalone, fotografo cagliaritano che vive a Londra dalla fine degli anni ’80, «si parla della Brexit sin da quando sono arrivato a Londra ma per fortuna il discorso non si è mai concretizzato».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche le dichiarazioni di Marco Satta, broker della City e quindi direttamente interessato dagli aspetti finanziari che potrebbero derivare dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea: «Farage non ha un programma definito, punta tutto sulle provocazioni che arrivano alla pancia della gente e del Paese. Infatti il suo cavallo di battaglia è la lotta all’immigrazione. È uno alla Salvini, per intenderci, ma se la Gran Bretagna dovesse uscire dell’Europa ci sarebbero ripercussioni a livello mondiale e chi ne pagherebbe le conseguenze sarebbe, paradossalmente, proprio la Gran Bretagna».

La differenza di vedute degli inglesi si evince dalle parole di Elisabetta Casula che si occupa di formare il personale di una boutique nella zona di Hyde Park: «Non è un discorso classista ma le grandi città e le persone più istruite spingono per restare in Europa mentre le zone rurali e le persone che non hanno approfondito gli studi tendono verso la fazione di Farage e verso la Brexit».

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