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«Ora sì che ci sentiamo stranieri»

«Ora sì che ci sentiamo stranieri»

Il racconto dei sardi d’Inghilterra. Il medico: lavoro per la Ue, forse ci spostano

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SASSARI. Stranieri in quella che ormai è la loro casa da 10 anni. Amaro risveglio ieri mattina per i sardi d’Inghilterra. I numerosi isolani che hanno trovato la loro seconda casa all’ombra del Big Ben. Giovedì notte sono andati a letto in Europa e ieri mattina si sono risvegliati fuori dalla Ue. È molto preoccupato Paolo Tomasi, medico sassarese, una moglie e un figlio, da dieci anni a Londra dove lavora per un’agenzia di farmaci della Ue. «Al lavoro l’atmosfera è molto agitata – racconta –. Per la nostra agenzia l’uscita dalla Brexit significa che si dovrà trasferire. Chi ha figli che frequentano la scuola, chi ha comprato casa non può che essere preoccupato. Tra l’altro, gli analisti parlano di un calo del mercato immobiliare del 20 per cento. È una situazione difficile». Tomasi boccia la decisione del Regno unito di ricorrere al referendum. «Non si può chiedere alla popolazione di decidere su temi così importanti, anche perché è stato un voto contro chi arriva dagli altri Paesi europei. Qui c’è una sovrastima della questione immigrazione. Ho letto una statistica in cui si diceva che nella sanità pubblica è impiegato il 40 per cento di personale Ue extra Inghilterra, ma il dato reale è il 4 per cento. Purtroppo il populismo ha portato a questa situazione».

Fabio Pinna, 32 anni, analista finanziario di Olbia, a Londra dal 2008, non nasconde la preoccupazione, ma è convinto che in questo momento la cosa peggiore sia creare allarmismi. «Dobbiamo aspettare per capire come si evolverà la situazione – dice –. Almeno fino a settembre, quando il governo britannico uscirà ufficialmente dall’Ue, dobbiamo rimanere calmi. Certo tutti i cittadini europei, e dunque anche i sardi, dovranno aspettarsi che il flusso migratorio verrà regolato più severamente e questo renderà più difficile anche per i sardi spostarsi a Londra. Tuttavia, credo sia meglio aspettare ed evitare qualsiasi tipo di allarmismo che in questo momento può essere solo nocivo. Io mi considero un cittadino del mondo e cercherò di trovare la miglior soluzione valutando tutte le possibilità. Ma per i prossimi mesi starò di certo a Londra». Sul referendum, comunque, Pinna dice che «va rispettato, è una conseguenza della democrazia. Ed è anche un segnale che il sistema Ue così com’è va riformato», ma è anche vero che «i pochi voti che separano favorevoli e contrari dimostrano che l’Inghilterra non vuole del tutto distaccarsi dall’Europa ma vuol migliorare i rapporti con nuovi accordi. Lo stesso Boris Johnson, pro Brexit, ha detto che il Regno unito si metterà al lavoro per fare in modo che i legami commerciali e di mobilità delle persone con l'Europa rimangano solidi». (al.pi.)

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