La Nuova Sardegna

Scano: «Il rischio caos è dietro l’angolo»

di Mauro Lissia

Il presidente dell’Anci annuncia un’assemblea di tutti i sindaci: sì alla solidarietà ma servono limiti

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CAGLIARI. Subito un’assemblea di tutti i sindaci dell’isola per affrontare e discutere quella che sembra essere un’emergenza reale: la sequenza di sbarchi che ha portato nell’isola più di 1300 migranti nell’arco di tre giorni, forse solo un assaggio di quanto accadrà nel corso dell’estate se sono vere le informazioni che filtrano dalla Prefettura di Cagliari. A convocarla sarà Pier Sandro Scano, presidente dell’Anci - l’associazione sarda dei comuni - fermo sulla linea della solidarietà ma infaticabile nel richiamo alle necessità di chi deve sobbarcarsi il peso dell’accoglienza: «Bisogna riflettere – sono le prime parole di Scano – perché siamo di fronte a una situazione critica, talmente critica che potrebbe presto andare fuori controllo». Con gli organi territoriali dello Stato che gettano acqua sul fuoco, i comuni fanno il loro dovere ma fanno anche i conti con le disponibilità finanziarie in tempi di crisi: «Così non possiamo farcela – ammette il presidente dell’Anci – perché nessun comune è in grado di caricare sul proprio bilancio i costi di quella che ormai va classificata come un’emergenza. Finora siamo andati avanti, ma nessuno sa che cosa potrà accadere nei prossimi due mesi». La realtà è già preoccupante. Le partenze dei gommoni e dei barchini sgangherati dalle coste della Libia si susseguono, l’operazione Triton funziona soprattutto per limitare i naufragi e le conseguenze dei naufragi. Ma è difficile immaginare un’estate, in Sardegna come altrove, segnata da ritmi così intensi di arrivi: «È vero che l’isola, in base al piano nazionale, deve farsi carico di una percentuale pari al tre per cento dei migranti in entrata – avverte Piersandro Scano – ora però c’è da chiedersi a quanto corrisponda in numeri assoluti questa percentuale».

L’incognita c’è, inutile negarlo. L’impossibilità di fare previsioni realistiche impone prudenza: «Siamo sempre stati favorevoli ad aiutare questa gente, la solidarietà resta una priorità assoluta, su questo non devono esserci discussioni. Ma dev’essere anche chiaro che serve un governo dei flussi, perché gli effetti di questa emergenza non possono essere scaricati sui comuni». Scano fa riferimento alla necessità di una gestione europea del fenomeno, sia sul piano organizzativo che economico: «La Regione fa quello che può, questa è una situazione che va governata a livelli più alti».

Le iniziative locali non mancano: «I comuni sardi sono impegnati da tempo su iniziative di integrazione e di inclusione – spiega ancora Scano – c’è la piena disponibilità ad andare avanti su questi progetti ma servono risorse». Il pensiero corre soprattutto ai ragazzi, le centinaia di ragazzi che arrivano in Sardegna: «Le idee ci sono, vanno sostenute».

Ma al di là dell’impegno locale, sembra spuntare una novità sulla scena già complessa del fenomeno migratorio: tra i profughi, i cittadini che fuggono dalle aree segnate dalla guerra e da conflitti interni, sbarcano persone che non sembrano possedere lo status necessario per godere dell’assistenza italiana ed europea. L’altro ieri la nave norvegese Siem Pilot ha portato a Cagliari 87 cittadini provenienti dal Marocco, non profughi ma migranti economici: «L’accoglienza non va negata a nessuno – è l’opinione di Scano – e si tratta di persone che cercano di sopravvivere a situazioni difficili. Certo è che il livello di protezione nei loro confronti è diverso, lo stabiliscono le norme. Solo che l’accertamento dell’identità e del diritto allo status di profugo comporta in Italia un lavoro di due anni, coi ricorsi si arriva a tre anni e mezzo. È troppo – avverte il presidente dell’Anci sarda – negli altri paesi si risolve tutto in pochi mesi. È indispensabile che le procedure vengano sensibilmente accelerate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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