I DISAGI»RIVOLTA AL COSTA SMERALDA
OLBIA. «Questo è sequestro di persona». Ecco, la mette così, come si trattasse davvero di uno dei reati più odiosi che possano esserci, come fosse una delle pratiche che per anni ha inchiodato la...
OLBIA. «Questo è sequestro di persona». Ecco, la mette così, come si trattasse davvero di uno dei reati più odiosi che possano esserci, come fosse una delle pratiche che per anni ha inchiodato la Sardegna, anche la Gallura, a un’immagine falsa. Matteo Busi è un bolognese, uno dei 51 turisti della sua città che hanno passato una settimana di vacanza all’hotel Santa Clara, a Barrabisa, Palau, e che il 27 sera avrebbe dovuto fare ritorno a casa, via Meridiana.
La cancellazione dei voli, causa malattia dei dipendenti della compagnia aerea di Olbia, ha costretto Busi i suoi compagni a passare un’altra giornata di “vacanza” nell’Isola, tutti sballottati fra pullman e alberghi, per fare ritorno a Bologna quasi 24 ore dopo, passando per Verona.
«Ecco, ci hanno sequestrato - dice Busi seduto, ieri mattina, in un tavolino di un bar all’esterno dell’aeroporto di Olbia -. Siamo in un’isola, mica possiamo prendere il treno. Se non c’è l’aereo, non possiamo scappare. È una situazione terribile, una sensazione bruttissima». Anche se qualcuno dei suoi amici, per sdrammatizzare, racconta una storia che strappa un sorriso un po’ a tutti. «Sa una cosa? Siamo stati abbandonati anche dalla nostra tour leader: lei, invece di aspettare, se n’è andata con un traghetto per Civitavecchia, insieme ad altri sedici amici... Siamo stati lasciati proprio soli...».
Per loro, i bolognesi, era il primo viaggio in Sardegna. Dicono che non ci torneranno più. A loro, sostengono, interessa poco sapere che ci sono stati dei licenziamenti in Meridiana, che i lavoratori si sono ammalati, che la compagnia aerea non ha tanti aerei. «D’accordo, ma ai passeggeri non ci pensa nessuno? Non vale il diritto a volare?» si chiede Busi. «Noi siamo arrivati in aeroporto alle 17 del 27 giugno - spiega -. Avevamo il volo per Bologna alle 19.30. Nessuno ci ha avvisato che era stato cancellato, l’abbiamo appreso dopo ore. Prima ci hanno detto che era stato spostato alle 21.10, poi alle 23, infine, intorno alle 20, ci hanno detto che non c’era più. Meridiana ci ha dato dei panini, ci ha fatto dormire in un hotel di Golfo Aranci dopo averci portato lì con un pullman. Non c’erano neppure le stanze per tutti, alcuni hanno dovuto andare in un altro albergo: altra stanchezza, altro stress. Poi la mattina del 28 giugno siamo arrivati in aeroporto a Olbia, e abbiamo scoperto che il volo per Bologna, delle 11.50, era stato cancellato... Un’altra mazzata: abbiamo perso tempo, lavoro. Alla fine ci hanno detto che ci avrebbero imbarcato su un volo per Verona. Verona, capito? Noi abbiamo le auto a Bologna, altri disagi... Non è accettabile».
Il volo alla fine è partito proprio per Verona, un po’ in ritardo. Su quell’aereo c’erano altri turisti veneti, pure loro “sequestrati” - sempre per usare la brutta parola - per oltre un giorno in Sardegna.
«Io sono di Ravenna, faccio l’imprenditrice, capisco che i licenziamenti non sono belli, ma anche da noi ci sono stati - spiega una donna, che vuole restare anonima -. Sa che cosa fanno dai noi i licenziati? Si cercano un altro lavoro, senza causare danni agli altri cittadini.... Glielo direi, se li vedessi».
Alcuni lavoratori, uno in maglietta rossa, erano alle sua spalle. Hanno discusso, davanti alle televisioni. “Così non va bene” ha detto la turista. “Speriamo che licenzino lei, così capisce”. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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