Eurallumina, gli enti pubblici parti civili
Comune di Portoscuso e Provincia ammessi al processo contro i vertici accusati di disastro ambientale
CAGLIARI. Le parti civili sono state ammesse: il comune di Portoscuso e l’ex provincia di Carbonia-Iglesiasi potranno partecipare al processo per disastro ambientale che si è aperto ieri davanti alla seconda sezione del tribunale e se i vertici dell’Eurallumina saranno condannati avranno diritto a un risarcimento. L’hanno deciso i giudici ieri mattina, nell’udienza che ha dato il via formale al dibattimento. I due enti pubblici saranno tutelati dall’avvocato Salvatore Casula. Respinte invece le istanze presentate dai difensori degli imputati, l'amministratore delegato della società Vincenzo Rosino (66 anni) di Portici e il direttore dello stabilimento Nicola Candeloro (65) di Francavilla a Mare. I due manager devono rispondere di disastro ambientale e di traffico illegale di rifiuti, in parte classificati come speciali e pericolosi. In udienza preliminare erano state ammesse altre parti civili: il Wwf, nove cittadini del Sulcis e la Confederazione sindacale sarda, tutti assistiti dall'avvocato Riccardo Schirò. Si sono costituite anche l'associazione dei Consumatori Sardegna, tutelata da Filippo Viola. Gli imputati sono invece difesi dagli avvocati Luigi Concas, Pierluigi Concas, Carlo Sotgiu e Marco Tonellotto. Il processo è stato aggiornato al prossimo 1 dicembre, quando saranno sentiti i primi testimoni. Al centro del procedimento l’ormai tristemente celebre bacino dei fanghi rossi, da anni oggetto di proteste e di indagini. La Procura ha lavorato sul ragionamento che - in base alle risultanze processuali - avrebbe guidato i due dirigenti: se smaltire secondo la legge le acque di falda costa, è più economico dimenticare che si tratta di un rifiuto pericoloso e cercare un aiuto politico per aggirare il problema, evitando complicazioni. Per il pm Marco Cocco era così che si operava all’Eurallumina di Portovesme fino a marzo del 2009, uno stabilimento dove a leggere le carte processuali l’interesse aziendale prevaleva nettamente sull’esigenza di proteggere la salute dell’ambiente e di chi vive in quell’area devastata. La vicenda è stata raccontata nei dettagli: Eurallumina produceva acque contaminate da sostanze «irritanti e corrosive», un rifiuto speciale da trattare con cautela secondo le prescrizioni di legge. Per l’accusa Rosino e Candeloro erano consapevoli del rischio, ma anzichè mettersi in regola avevano deciso di puntare a un aiuto politico. Dice Candeloro, in una conversazione telefonica intercettata con l’amministratore della Portovesme srl Carlo Lolliri, che sarebbe stato utile insistere in tutte le sedi perché l’acqua di falda non venga considerata un rifiuto «altrimenti ci inchiappettano». (m.l)
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