Fermati con la sabbia in valigia, ancora furti nelle spiagge: maxi sequestri all'aeroporto di Elmas
Negli arenili i furti/souvenir sono all’ordine del giorno nonostante l’estate sia appena all’inizio
SASSARI. È un’emorragia che non si può fermare. A meno che non cambi qualcosa. I furti di sabbia sono all’ordine del giorno nonostante l’estate sia appena all’inizio e le presenze turistiche siano quelle tipiche della bassa della stagione. La sabbia, però, finisce nelle valigie anche quando il calendario segna giugno. Lo sanno bene gli unici baluardi difensivi realmente attivi quando si tratta di sventare questo tipo di furti: «Siamo alle solite», spiega Ismaele, addetto alla sicurezza dell’aeroporto di Elmas dove ogni estate vengono sequestrate ai passeggeri in partenza tonnellate di sabbia, cinque solo scorso anno, «purtroppo non è cambiato nulla. Ci era stato promesso un presidio costante da parte della Guardia forestale ma ancora non s’è visto nessuno. Anche la politica regionale aveva promesso una maggiore attenzione ma noi non abbiano notato nulla di particolare e i passeggeri continuano a presentarsi all’imbarco con la sabbia in valigia».
E chi ci prova e viene bloccato, rischia al massimo una ramanzina e la conseguente figuraccia. Di multe, infatti, non se parla nemmeno: «Noi siamo gli addetti alla sicurezza degli aeroporti, non possiamo multare le persone», conferma Ismaele. L’unico modo per bloccare la sabbia che viene intercettata dentro i bagagli è considerare come corpi contundenti le bottigliette in cui viene conservata: «Noi possiamo passare allo scanner solo il bagaglio a mano», aggiunge l’addetto alla sicurezza di Elmas. Lo scenario, quindi, è sconfortante. Anche perché i ladri di sabbia volano anche da Olbia e Alghero e fare una stima delle quantità che possono essere sottratte è un’impresa impossibile. Nell’ultimo mese, solo a Elmas, sono state bloccate decine di bottiglie piene di sabbia (la preferita rimane quella della spiaggia di Is Aruttas), conchiglie, pietruzze e una discreta quantita di sassi. Perché la caccia la souvenir, alle volte, comprende furti davvero incomprensibili. Ma per bloccare i furti servirebbe un impegno maggiore: «Abbiamo raccolto più di diecimila firme su change.org ma anche dopo questo risultato non è cambiato nulla, siamo sempre in balia dei soliti ladri di sabbia», commenta Ismaele che ha allestito una rete che comprende gli altri due scali isolani da dove non arrivano notizie rassicuranti.
Se poi si considera che il pienone è ancora lontano e che luglio e agosto potrebbero essere i mesi della riscossa della spiagge sarde e di un’invasione turistica come non se ne vedevano da anni, il bilancio della sabbia che prende il volo potrebbe crescere drasticamente e assumere proporzioni ancora più preoccupanti. A meno che non si decida di fermare l’emorragia una volta per tutte. (c.z.)
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