La Nuova Sardegna

Leggera ripresa ma la nota dolente restano i giovani

di Vincenzo Garofalo

Disoccupazione record e dispersione scolastica Tasso di abbandono al 23,5%: è tra i più alti in Europa

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SASSARI. La Sardegna non è un paese per giovani. In una regione ancora tramortita dalla crisi economica, i primi vagiti di ripresa sono soffocati dai problemi endemici dell'isola, primo fra tutti la disoccupazione giovanile che nel 2015 ha toccato quota 56,4 per cento. Ma non solo: tra le falle ataviche della Sardegna ci sono anche la scarsa propensione delle imprese a investire in ricerca e innovazione, la formazione zoppicante e uno dei più alti tassi di abbandono scolastico di tutta Europa. A certificare i nei di un'economia isolana che stenta a buttarsi alle spalle dieci anni di black out è l'analisi dello stato di salute del tessuto imprenditoriale sardo scaturita dal seminario "Economia della Sardegna: Analisi, confronti e prospettive", organizzato da Confindustria Nord Sardegna, in collaborazione con la filiale di Sassari della Banca d'Italia e il Crenos, che si è tenuto ieri mattina a Villa Mimosa, sede sassarese dell'associazione degli industriali. Partendo dal 23esimo rapporto Crenos sull'economia della Sardegna, pubblicato un mese fa, gli esperti del settore hanno scandagliato gli abissi della crisi isolana, concentrandosi sul panorama imprenditoriale locale.

Dopo i saluti del rettore dell'Università di Sassari, Massimo Carpinelli, che si è raccomandato, «dobbiamo fare rete per trovare soluzioni possibili e uscire dalla crisi», e del presidente di Confindustria nord Sardegna, Pierluigi Pinna, il direttore della filiale di Sassari della Banca d'Italia, Raffaele Sales, ha moderato gli interventi dei relatori Rosario Ballatore, della sede cagliaritana della Banca d'Italia, Luca Paolazzi, direttore Centro studi di Confindustria, Silvia Balia, Università di Cagliari, Crenos, e Luigi Bettoni, direttore della sede di Cagliari della Banca d'Italia. I dati raccolti e analizzati raccontano di una Sardegna che per la prima volta dopo anni di negatività assoluta, inizia a riflettere qualche segnale positivo. Ma l'ottimismo resta lontano dalle coste dell'isola. Sì perché se il 2015 ha dato dei cenni di ripresa, in particolare nel settore agroalimentare, con un moderato aumento delle produzioni manifatturiere, degli investimenti e dei consumi, e una stabilizzazione del settore costruzioni e immobiliari, a congelare il sorriso dei più fiduciosi ci sono i troppi problemi strutturali del sistema economico e il tasso di disoccupazione giovanile sempre più allarmante. Per i ragazzi tra i 15 e i 24 anni la percentuale di disoccupati è aumentata di sei punti, attestandosi al 56,4 per cento, con un picco del 64,7 per cento nella provincia di Cagliari.

Sempre analizzando le nuove generazioni, la Sardegna si macchia di altri dati sconfortanti che riguardano i bassi livelli di istruzione e formazione: solo il 17,4 per cento dei giovani tra i 30 e i 34 anni ha conseguito una laurea rispetto, mentre il tasso di dispersione scolastica ha raggiunto la soglia del 23,5 per cento contro l'obiettivo 10 punti percentuali chiesto dall'Ue.

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