Patto per la Sardegna, dal Governo 2,8 miliardi
Il presidente Pigliaru: «Ormai siamo ai dettagli, la firma con Renzi è vicina» L’intesa dovrebbe arrivare entro la fine di luglio, finanziamenti in due tranche
CAGLIARI. Un miliardo e mezzo, più un altro miliardo abbondante. Il peso finanziario del «Patto per la Sardegna» è nascosto in questa addizione. Se la soluzione del problema è facile, ma alla fine potrebbe sfiorare i 2,8 miliardi, «è stata molto, molto più difficile la trattativa con il Governo, però stiamo per portare a casa un qualcosa di storico». L’ha detto il presidente della Regione Francesco Pigliaru in apertura del vertice di maggioranza convocato per condividere con gli alleati i «contenuti strategici del Patto». Prima di entrare nel dettaglio dei finanziamenti, il governatore ha aggiunto: «Siamo in dirittura d’arrivo. La firma con Renzi è vicina». Quanto vicina? Di sicuro entro il mese, anche se potrebbe essere anticipata all’inizio della terza settimana di luglio. L’annuncio ha avuto subito un effetto positivo sul vertice: le tensioni di questi giorni in maggioranza se non sono svanite poco c’è mancato. Nelle tre ore di confronto ci sono state anche diverse domande scomode, ma «il clima è stato sempre ottimo», racconteranno i testimoni.
Prima tranche. Secondo le tabelle presentate da Pigliaru, un miliardo e mezzo in quattro anni arriverà attraverso il Fondo nazionale «Sviluppo e coesione». Erano in gran parte finanziamenti dovuti, la novità è questa: «Siamo riusciti ad avere due punti in più rispetto a quanto ci sarebbe spettato», ha detto il governatore: dal 10,6 al 12,6 per cento del Fondo. Il miliardo e 509 milioni servirà a completare i progetti già inseriti nel programma regionale di sviluppo. All’interno del contenitore ci sono i trasporti e la mobilità, 328 milioni, gli ospedali, 195 e una quota sarà riservata a quelli universitari di Cagliari e Sassari, l’istruzione e la ricerca, 170 milioni. Poi ancora: quasi mezzo miliardo fra lavori alla rete dell’acqua, ambiente, bonifiche e dissesto idrogeologico. E infine: lo sviluppo economico, 289 milioni con «una forte attenzione per le zone interne», e i 45 destinati a coprire l’ultimo pagamento degli ammortizzatori sociali del 2014. «Sono tutti settori prioritari e strategici – ha detto Pigliaru – e con questi finanziamenti la Sardegna diventerà più competitiva». Compresa l’area metropolitana di Cagliari, che potrà contare su 168 milioni dedicati.
Seconda tranche. Sarà intorno al miliardo e qualche milione e avrà una motivazione davvero speciale: il riconoscimento alla Sardegna dello stato d’insularità finora mai preso in considerazione dal Governo. Punto di partenza della trattativa è stato il dossier consegnato un anno fa ad Olbia al presidente del Consiglio dei ministri, con allegata la tabella del «maggior costo sopportato dai sardi». Il conto l’aveva presentato, qualche mese prima della missione del premier in Gallura, l’istituto di ricerca Crenos: il buco o «gap»ammonta a un miliardo e 100 milioni. Pare che Pigliaru abbia ottenuto qualche centinaia di milioni in più. La destinazione di quello che potrebbe essere definito oggi «un risarcimento per la Sardegna» è ancora incerta nelle singole cifre, ma non nelle macro voci. Il miliardo, sempre in quattro anni, servirà per la nuova continuità territoriale aerea, riammodernare la rete ferrovia e permettere al «Pendolino» di coprire finalmente Cagliari-Sassari in 2 ore e 8 minuti e poi far arrivare il metano in Sardegna. Qualche numero è stato detto durante il vertice: 200 milioni per le ferrovie, 400 destinati alla dorsale sarda del gas, mentre per «l’approvvigionamento, che avverrà con le navi metaniere, con il Governo è allo studio un protocollo su come sarà possibile garantire le stesse tariffe della penisola senza costi aggiuntivi». Anche l’Anas metterà del suo per le strade, sarà intorno ai 400 milioni. «Se riusciremo a portare a casa tutto questo a casa, e ci riusciremo, sarà un risultato storico e decisivo per la ripresa e lo sviluppo». Ma dall’opposizione è arrivato un altolà: «Invece di parlare solo con la sua maggioranza – ha detto Ugo Cappellacci (Fi) – Pigliaru riferisca in Consiglio regionale».
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