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Da Sud Sudan a Sassari, ecco chi c'è dietro un profugo - IL COMMENTO

Luigi Manconi
Un recente sbarco di profughi a Cagliari
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Un recente sbarco di profughi a Cagliari

La storia di A.D. perseguitato per aver aiutato Meriam Ibrahim, condannata a morte per apostasia e poi scarcerata. Lui ha diritto ad avere un futuro

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Ma chi è, insomma, un profugo? Quando usiamo quella parola o altre affini - fuggiasco, sfollato, rifugiato - a che cosa e a quale condizione facciamo riferimento? La domanda è molto importante perché il termine profugo induce qualche simpatia (certo più di quanta ne inducano termini quali "clandestino") ma fatichiamo a identificare e a riconoscere quale biografia e quale vicenda umana vi siano dietro. Anche quando, come accade in questi mesi in Sardegna e nel territorio sassarese, i profughi cominciano a costituire una realtà significativa. Possiamo considerare la storia e la sofferenza di uno di essi che, proprio in questo momento si trova in un centro d'accoglienza della provincia. Chiamiamolo, per tutelarne la riservatezza A.D. L'uomo proviene dal Sud Sudan e ha svolto un ruolo decisivo nella vicenda di Meriam Ibrahim, sua connazionale cristiana condannata a morte per apostasia e poi scarcerata grazie alla mobilitazione internazionale e al lavoro della diplomazia europea. Membro del pool di legali e attivisti che hanno sostenuto la Ibrahim, A.D. è stato, infatti, suo "garante" quando, dopo il secondo arresto, la donna è stata scarcerata su cauzione per poi trovare rifugio nell'Ambasciata Usa a Khartoum. L'assunzione di questo ruolo ha comportato per A.D. l'arresto da parte dei servizi di sicurezza del Niss. Oggetto di ripetute minacce di morte, infine, è stato costretto a fuggire.

Da quando il Sudan del Sud, a maggioranza cristiana, è diventato Stato indipendente, nel 2011, le persecuzioni contro i cristiani nel Nord si sono inasprite e si è acuita la repressione nei confronti degli oppositori politici. Quanto succede in quel paese martoriato dalla guerra civile inevitabilmente ha degli effetti che noi possiamo percepire da molto vicino. Negli ultimi mesi sono numerosi i sudanesi che, come A.D., sbarcano sulle coste italiane e proviene dal Sudan anche la maggior parte delle persone che lasciano la Sicilia per proseguire il viaggio verso il Nord Europa: li abbiamo incontrati a Roma e a Ventimiglia, due delle tappe più frequenti per coloro che pur essendo stati fotosegnalati e registrati nella banca dati Eurodac, intendono sfidare le regole dell'accordo di Dublino e provare comunque a chiedere asilo in uno Stato membro diverso dall'Italia. Col rischio al primo controllo di essere rispediti indietro. Così il 13 giugno 2016, A.D. arriva a Palermo, insieme ad altri profughi salvati in mare. Due giorni dopo raggiunge Ventimiglia, con l'intento di lasciare l'Italia e raggiungere il Nord Europa. Ma viene fermato da agenti di polizia e passa alcune ore in commissariato.

La mattina successiva, dopo ulteriori controlli, viene messo su un bus diretto all'aeroporto di Genova e quindi imbarcato su un aereo per la Sardegna. Una volta sull'isola viene trasferito in un centro d'accoglienza. Ma A.D. non intende chiedere asilo in Italia perché vorrebbe raggiungere un altro Stato membro ma, come le centinaia di persone transitate da Ventimiglia nelle ultime settimane, è stato foto-segnalato e anche se riuscisse a oltrepassare il confine con la Francia, al primo controllo verrebbe rimandato nel nostro paese. L'attuale normativa, infatti, consente ad A.D. una sola possibilità: quella di chiedere la protezione internazionale in Italia. Se ho voluto raccontare così dettagliatamente questa storia individuale è per due ragioni almeno. La prima: considerate tutte le enormi differenze di natura storica, la vicenda di A.D. non è troppo diversa da quella dei tanti antifascisti italiani che, durante il regime mussoliniano, cercarono scampo presso le democrazie europee e negli Stati uniti. E, poi, perché forse questa storia così concreta ci aiuta a vedere, al di là delle retoriche dell'accoglienza e del rifiuto, la sofferenza delle persone in carne e ossa. E, di conseguenza, a ricordare che l'articolo 10 della nostra carta Costituzionale afferma che allo straniero "al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche" va garantito il "diritto d'asilo nel territorio della Repubblica".

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