Ardia da brivido, polemica-sicurezza sulla giostra equestre
Sedilo, il rischio di incidenti rovina il rito di San Costantino Ai nastri di partenza un fantino su quattro non è autorizzato
SEDILO. Ardia di San Costantino, l’eterno dilemma di conciliare tradizione e sicurezza. La morte di un cavallo ha inasprito le polemiche sulla pericolosità della corsa equestre scoppiate all’indomani della caduta di Giuseppangelo Marceddu e alimentate dalla partecipazione alla manifestazione di un imprecisato numero di cavalieri che non avevano sottoposto gli animali ai controlli sanitari. Il fatto che l’animale non sia morto durante la corsa in onore di San Costantino non è servito a placare le polemiche sul mancato rispetto dell’ ordinanza Martini da parte di quei cavalieri che si sarebbero presentati alla partenza senza sottoporre i rispettivi animali alle visite veterinarie. Nei prossimi giorni saranno completati i controlli incrociati tra elenco ufficiale dei cavalieri, dove figurerebbero 68 nominativi, e le documentazioni video e fotografiche su ognuno dei partecipanti.
«Circa il 25 per cento delle presenze non erano autorizzate – ha dichiarato il comandante della compagnia dei carabinieri di Ghilarza, Alfonso Musumeci –. Chi non si attiene alle disposizioni previste dall’ordinanza ne dovrà rispondere, come pure organizzatori e promotori della manifestazione in caso d’incidenti». Le polemiche investono anche organizzatori e promotori, che respingono però gli attacchi. «L’associazione, il Comune e tutti i soggetti coinvolti hanno applicato le misure prescritte – puntualizza il presidente della Santu Antinu, Giacomo Meloni –. Mettiamo a disposizione i veterinari per i controlli sanitari e facciamo gli alcoltest ma non abbiamo né possibilità, né mezzi, né l’autorità per imporre nulla a nessuno». Per il responsabile della sicurezza della manifestazione incaricato dal Comune non è ipotizzabile pensare all’Ardia come a un evento completamente privo di rischi. «Ma cercare di ridurli al minimo sì – aggiunge Tonino Manca –. Sicurezza in questo caso significa attenuare il pericolo il più possibile e questo è stato fatto. Poi bisogna sensibilizzare i cavalieri al rispetto delle regole perché salvare l’identità è possibile. Parliamo di una manifestazione a partecipazione spontanea, dunque non sono il Comune, l’associazione o la parrocchia che devono dettare imposizioni. Così si salvaguarda la storicità, pertanto devono essere i cavalieri a cogliere le opportunità che mettiamo a disposizione, l’invito che gli rivolgo è di considerare il fatto che le norme ci sono e vanno rispettate». «Sottoponiamo i nostri cavalli a mille verifiche e poi quando siamo noi ad avere bisogno non troviamo la stessa disponibilità – replica la terza pandela Gian Battista Carboni visibilmente contrariato –. All’Ardia di sera la mia cavalla si è infortunata e non ho trovato un veterinario che la visitasse. È sicurezza questa?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google