Sedda: i sardi paghino la tassa di Ryanair
Il segretario del Pds lancia la sfida: «Serve un atto forte per uscire dallo stallo». Pittalis, Fi: «Una follia»
SASSARI. Supera lo stallo con una proposta choc. Franciscu Sedda, il segretario del Partito dei Sardi, con un colpo di accetta disintegra il nodo di Gordio. «Se a bloccare il ritorno di Ryanair sono i 2,50 euro di tassa la paghi la Regione». Sedda ci mette il coraggio e prova a spezzare l’immobile contemplazione dell’attesa. Per mesi si è aspettato che il governo cancellasse il rincaro delle imposte sui biglietti.
«Attesa vana – accusa –. Le forme per farlo si trovano, ci sono. Serve la determinazione per fare un gesto di sovranità. Mai mettersi nella condizione di dover dipendere dalle scelte altrui. Meglio fare uno sforzo d’inventiva politica e se serve anche un sacrificio economico pur di non diventare ostaggio della slealtà, della lentezza, della distrazione, degli interessi non prioritari o divergenti dello Stato italiano. Ma anche di Ryanair». Sedda non ha paura di prendere una posizione netta per uscire dallo stallo. «Dobbiamo trovare noi, come Sardegna, come governo sardo, una formula per garantire una fiscalità meno penalizzante per chi vuole investire in Sardegna. Sarebbe bastato il solo annuncio di una misura politico-fiscale di questo tipo per far uscire allo scoperto tanto lo Stato quanto Ryanair. Ora invece non si può più annunciare né tantomeno attendere. Bisogna fare subito. Bisogna fare noi».
Sedda ci mette la faccia e per primo tra i segretari dei partiti di maggioranza parla della questione Ryanair e mette anche la compagnia irlandese tra i cattivi.
Il centrodestra insorge. Ma le sue parole sono come benzina su un centrodestra incendiario. Il consigliere regionale Pietro Pittalis boccia senza appello la proposta. «La proposta di Sedda – dice Pittalis –– è la prova che in maggioranza e nella giunta al di là delle dichiarazioni di facciata credono pochissimo nella possibilità che il Governo dia risposte attese da mesi. In ogni caso si avrebbe una doppia ingiustizia. Non solo la Regione paga con soldi propri la continuità territoriale, ma in più deve usare il denaro dei sardi per trovare copertura per il taglio delle tasse aeroportuali. Così offre una scappatoia a un governo che non mantiene gli impegni. La soluzione di Sedda arriva fuori tempo massimo, con risorse che al momento non esistono». Sedda risponde subito. «Pittalis è in consiglio regionale da 22 anni. Ci risparmi lezioni che non può dare. Ha già dimenticato l’esenzione fiscale e il “moltiplicatore keynesiano”? O non credeva neanche allora nel potere della leva fiscale per rilanciare l’economia della Sardegna? A noi del Partito dei Sardi invece interessano le soluzioni per rendere i sardi e la Sardegna più forti. Non le posizioni dogmatiche di maggioranze o opposizioni».
Anche l’ex governatore Ugo Cappellacci interviene sul caro tasse. «La boutade del Partito dei Sardi è solo una delle tante dichiarazioni di una maggioranza che pensa solo agli effetti mediatici anziché affrontare questioni vitali, come quella dei voli Ryanair e della cancellazione della continuità aerea. Vi sembra giusto che su un normale volo andata e ritorno Cagliari-Roma le tasse superino il 40 per cento del costo del biglietto. Sono 57,58 euro su 137,58 complessivi. La soluzione proposta da Sedda è incompatibile con la necessità di tempi rapidi ed è priva di copertura finanziaria. La via deve essere quella opposta: ridurre le tasse e farlo a spese dello Stato.
I sindacati. Ma nel caos dei trasporti intervengono anche i sindacati.
«Manca ancora la chiarezza su due aspetti – dice il segretario della Filt Cgil Arnaldo Boeddu –. Non si è capito se con le norme europee attuali le società di gestione possano dare contributi ai vettori, sia tradizionali sia low cost, per promuovere i collegamenti internazionali. E non è chiaro se ci sia un reale rischio di riduzione del personale dell’aeroporto di Alghero con il crollo dei voli e delle presenze». (l.roj)
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