Usura ed estorsione, Graziano Mesina a giudizio
Prima udienza fissata per il prossimo 29 novembre. A processo anche l’ex direttore di una filiale del Banco di Sardegna
SASSARI. Rinviato a giudizio per usura ed estorsione, insieme all’ex direttore di una filiale del Banco di Sardegna, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari: prima udienza fissata per il prossimo 29 novembre. E così ora anche nel palazzo di giustizia di Sassari c’è un fascicolo su Graziano Mesina. Perché è l’ex primula rossa del banditismo sardo il protagonista principale di un’indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro.
Tutto inizia con un prestito di 40mila euro chiesto a una filiale del Banco di Sardegna dall’imprenditore sassarese Marco Milia. Soldi che gli sarebbero serviti per iscrivere la squadra di basket Robur, di cui all'epoca era presidente, nella divisione nazionale B. Per questo nel 2011 l’imprenditore – titolare di tre ristoranti in città e figlio di Dino Milia, l’avvocato ex parlamentare e storico presidente della Dinamo basket fino al 2005 – si era rivolto a Pierluigi Meloni, direttore della filiale del Banco di Sardegna di via IV Novembre. Ma non avrebbe mai immaginato di dover restituire un giorno quei soldi a Mesina. Oltretutto sotto minaccia e con gli interessi. Perché non alle casse del Banco di Sardegna, ma proprio a Mesina, si sarebbe rivolto Meloni per racimolare quella somma.
A finire sotto inchiesta, oltre all’orgolese, anche il suo autista e compaesano Giovanni Filindeu di 38 anni (assistiti entrambi dagli avvocati Antonio Secci, Sara Luiu, Maria Luisa Venier e Beatrice Goddi) e Meloni, sassarese di 49. Milia aveva bisogno di liquidi e si era quindi rivolto alla banca. Il direttore della filiale gli aveva dato rassicurazioni: «Ci penso io. I soldi li avrai». E infatti li ebbe. Salvo poi scoprire che anzichè 40mila euro gliene venivano chiesti indietro 50mila. E, soprattutto, che a reclamarli era Grazianeddu. Scriveva il pm Carrara: «Mediante minaccia, costringevano Milia ad accettare l’accordo usurario e a consegnare loro le somme».
Il tutto «in termini perentori, sfruttando la fama che lo precedeva, tale da incutergli timore per la propria incolumità». Meloni, dice il pm, fece da intermediario tra i due «nella piena consapevolezza della illiceità dell’operazione». Nel processo che si aprirà il 29 novembre Marco Milia non si costituirà parte civile. (na.co.)
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