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Zedda: una nuova guida per Sel

Zedda: una nuova guida per Sel

Il sindaco di Cagliari e altri 300 dirigenti: Sinistra italiana ha fallito

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SASSARI. Per mesi sono stati additati come gli eretici, gli unici in Italia a non volere sposare la nuova Sinistra italiana nata dalle ceneri di Sel. Ma alle ultime elezioni isolane quelle ceneri si sono rivelate vincenti e ora sono loro a chiedere ai loro avversari interni di fare un passo indietro per trovare una nuova guida di Sel. A lanciare il manifesto per una sinistra alleata del Pd sono 300 dirigenti sardi del partito, capeggiati dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, assurto a simbolo nazionale del centrosinistra che vince solo quando è unito. Nel gruppo ci sono anche il senatore Luciano Uras, il capogruppo in Regione Luca Pizzuto, i consiglieri Francesco Agus, Daniele Cocco ed Eugenio Lai, l’assessore alla Cultura Claudia Firino.

«A Cagliari, e nell’intera Sardegna, anche dove il centrosinistra è sconfitto ai ballottaggi, i dati elettorali delle ultime amministrative raccontano una realtà politica dove il populismo è largamente minoritario – esordiscono i dirigenti della sinistra –. Si vince al primo turno a Cagliari, unico esempio tra i capoluoghi di Regione, e la sinistra – Sel, non Si - è una forza politicamente egemone ed elettoralmente robusta, segna un 8 per cento di media tra tutti i cittadini elettori chiamati ad esprimersi. Si pone in relazione positiva e collaborativa non solo con il Pd ma anche e soprattutto con tante realtà politiche di ispirazione sardista, identitaria e sovranista». Tutto il contrario della Sinistra italiana di Fratoianni, Fassina e D’Attorre, nell’isola rappresentata dal deputato Michele Piras. «È un’operazione che nasce all’interno delle aule parlamentari, si impone in modo centralistico e irrituale partendo dal presupposto, rivelatosi assolutamente infondato, dell’unità a sinistra. Di fatto diventa una operazione fredda, non unisce ma aumenta la divisione tra progressisti e democratici, e al voto, inevitabilmente fallisce, mettendo a rischio serio di sopravvivenza la cultura politica di sinistra in questo Paese. Ai ballottaggi esprime una posizione confusa e contraddittoria. Ecco perché sarebbe necessario, oggi, una rigorosa autocritica, quella alla quale la sinistra storica si sottoponeva davanti a una sconfitta, anche meno pesante di quella che l’ha colpita oggi in Italia. Riapriamo la partita. Dal fallimento di Si e del suo gruppo dirigente, Sel riprenda a vivere con una nuova guida, che prenda le mosse dalle realtà territoriali che hanno saputo esprimere una visione vincente». (al.pi.)

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