La Nuova Sardegna

Concessioni balneari l’Ue boccia le proroghe

di Claudio Zoccheddu

La Corte di giustizia blocca il rinnovo automatico delle autorizzazioni Il sindacato in allarme: «Stagione salva ma serve una legge per il settore»

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SASSARI. La decisione era nell’aria già da qualche tempo: la Corte di giustizia europea ha bocciato la proroga automatica per le concessioni demaniali, marittime e lacustri.

In Sardegna la scadenza era stata fissata al 31 dicembre del 2020 e la genesi dell’ultimo provvedimento con cui l’Europa ha bacchettato l’Italia è in un ricorso contro il comune di Loiri Porto San Paolo presentato da alcuni imprenditori, con il supporto del Sindacato italiano balneari. Dopo l'approvazione del Piano di utilizzo dei litorali (Pul) da parte dell'amministrazione gallurese non era stata applicata la proroga delle concessioni ma, al contrario, era stato imposto il rinnovo annuale. A distanza di quattro anni, era il 2012, è arrivata la sentenza che ha stabilito la contrarietà dell'Unione alla proroga automatica in assenza di gare.

Una doccia fredda per lo stabilimento di Loiri Porto San Paolo ma soprattutto una spada di Damocle che minaccia le concessioni demaniali della Sardegna e del resto d’Italia, tutte prorogate fino al 2020 e potenzialmente pronte a essere chiamate in causa per una gara di assegnazione annuale che potrebbe prescindere dagli investimenti realizzati e da quelli programmati: «La stagione in corso è salva», spiega Alberto Bertolotti, presidente della sezione del sud Sardegna di Confcommercio ed ex responsabile sardo del sindacato dei balneari (Sib), «ma non c’è più tempo da perdere. Nelle motivazioni della sentenza c’è l’invito rivolto al Governo affinchè adotti una norma che riordini il settore». Oltre alle pressioni dell’Unione europea, c’è anche la promessa del ministro per gli Affari regionali, Enrico Costa: «Si è impegnato per varare una legge che sia in grado di mettere ordine», ha concluso Bertolotti.

L’ulteriore conferma del clima instabile che si respira dopo la sentenza della Corte di giustizia arriva da Claudio Del Giudice, vice presidente del Sib: «Il settore balneare, oltre a trainare il turismo sardo, mette in fila 600 imprese che danno lavoro a 4mila persone impiegate in ristoranti, diving, campeggi e in tante altre tipologie di strutture turistiche e ricettive. A questo punto è arrivato il momento di colmare il buco legislativo sulle concessioni demaniali».

La richiesta, infondo, sembra legittima: «Chiediamo di essere trattati come i nostri colleghi del resto d’Europa. In Spagna, solo per fare un esempio, esistono concessioni di 75 anni. Non dico di copiare questo modello, a noi sarebbe sufficiente molto meno tempo ma non possiamo pensare di procedere di anno in anno. Forniamo già un servizio egregio ma per lavorare bene e crescere servno programmazione e investimenti. Tutte cose che non possono essere immaginate con i rinnovi delle concessioni fissati di anno in anno». Anche Del Giudice conferma il rinnovato interesse da parte della politica nazionale: «I sindacati si stanno muovendo all’unisono con il Governo e contiamo di risolvere questo problema al più presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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