La Nuova Sardegna

Referendum costituzionale

Le sei anime del comitato del No

Maggioranza spaccata. Nell’isola raccolte 17mila firme per il Sì

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CAGLIARI. Il referendum costituzionale è ancora lontano, potrebbe slittare a novembre, ma mette subito in crisi il centrosinistra. Nella coalizione di maggioranza il Pd (tutto?) sta con Renzi, gli altri contro. Esclusi il Centro democratico e i socialisti, gli alleati di Pigliaru sono da saliti in molti sulle barricate: Rossomori, Sel, Upc e Partito dei sardi hanno costituito il Comitato sardo per il No. Del gruppo che conta una dozzina di consiglieri, fanno parte anche il Psd’Az, all’opposizione, e l’Irs, che fino a pochi mesi fa aveva un seggio.

Il primo passo. Quello del Comitato è stato doppio e pesante. Con una mozione, eccolo chiedere «al governatore di esprimere oggi la contrarietà della Regione verso una riforma destinata a schiacciare l’autonomia della Sardegna». Non sarà facile da ottenere, la contrarietà: Pigliaru è per il Sì. Per poi contestare anche le recenti dichiarazioni dell’assessore alle Riforme, Gianmario Demuro, proprio in difesa della riforma. «La Giunta – ha detto Emilio Usula dei Rossomori – dovrà rivedere presto questa posizione. Quell’uscita è stata inopportuna e anche un errore di valutazione. La verità è un’altra: le prerogative delle Regioni a Statuto speciale saranno messe in discussione e ridotte con un accentramento dei poteri e con anche in più un’evidente clausola di supremazia nelle competenze dello Stato nei confronti delle Regioni». Eugenio Lai (Sel) ha aggiunto: «Non penso che le dichiarazioni di Demuro siano condivise da tutti gli assessori». È evidente: il centrosinistra si spaccherà sul referendum. Paolo Zedda l’ha ribadito: «Nei partiti esiste da tempo un giudizio trasversale e noi oggi, con forza, dichiariamo il nostro». Concetto ribadito da Daniele Cocco (Sel): «Non ci sono dubbi, non tutte le forze politiche di maggioranza sono e saranno d'accordo sulla riforma».

Nuovo Statuto. Per Francesco Agus (Sel) «qualunque possa essere l’esito del referendum, la riscrittura dello Statuto va affrontata subito e il Consiglio regionale dev’essere coinvolto». Per questo – secondo Christian Solinas (Psd'Az) – il Comitato è un importante punto di partenza per sollecitare le coscienze del popolo sardo su come saranno riscritte le regole del gioco ora purtroppo imposte da una parte sola, il Governo». Va fermato il pericolo «del colpo di spugna sulle Regioni: oggi le mortificano per eliminarle dopo», ha detto Pierfranco Zanchetta (Upc)e per lo stesso partito Antonio Gaia (Upc) ha spostato l'attenzione sui cittadini: «La riforma farà traballare il diritto di partecipazione e avremo una politica sempre più lontana dalla gente».

La replica. Il Sì non poteva restare in silenzio e ha replicato con Gavino Manca del Pd: «È legittimo che i partiti di tradizione sardista e autonomistica avanzino le loro perplessità, ma noi crediamo che la riforma non intacchi l'autonomia delle Regioni speciali che anzi uscirà rafforzata». Per poi annunciare: «In Sardegna abbiamo raccolto 17mila a favore della nuova Costituzione ed è giusto aprire un dibattito libero da pregiudizi su quali saranno gli effetti di questa riforma che cambierà l’Italia». (ua)

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