La Nuova Sardegna

QUEL SENSO DI MORTE E IMPOTENZA

di GIANCESARE FLESCA

di GIANCESARE FLESCA Mai come ieri le immagini provenienti da Nizza hanno mostratola crudeltà assoluta e nello stesso tempo il delirio di onnipotenza che animano e sorreggono l’ azione dei terroristi....

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di GIANCESARE FLESCA

Mai come ieri le immagini provenienti da Nizza hanno mostratola crudeltà assoluta e nello stesso tempo il delirio di onnipotenza che animano e sorreggono l’ azione dei terroristi. Il tir impazzito che inseguiva i passanti per schiacciarli e punirli di aver vissuto qualche momento di gioia guardando i fuochi d’artificio del 14 luglio dimostra ancora una volta quanto i criminali abbiano in odio ogni forma di divertimento o di relax collettivo nonché,ovviamente, le celebrazioni di date come quella di ieri che ricordano la nascita dello Stato moderno. Chissà se l’autista aveva in mente tutto questo mentre schiacciava l’acceleratore del Tir e ne disegnava con lo sterzo il percorso Molti osservatori credono di sì, anzi pensano che con il feroce caroseello sullla promenade des Anglais, il fanatismo islamico abbiia voluto concludere col botto il mese santo del Ramadan. Durante il quale Oran Mateen ha ammazzato in un club gay 49 persone a Orlando ; un commando jihadista ha assaltato l’aeroporto di Istanbul; tre giorni dopo è arrivata la mattanza di Dacca. L’Is in rotta sul piano militare in Siriain Iraq- si dice spesso- passa alla fase preconizzata il Primo Maggio scorso dal famigerato discorso di Abu Muhammad al-Adnani, il potente portavoce del Califfo Al Baghdadi da lungo tempo silente, un invito ai “fratelli” di non recarsi più nelle province del Califfato a combattere il nemico: «La più piccola azione che riusciretea compiere nella patria degli infedeli», scriveva, «sarà più importante di quello che potreste fare qui con noi». E via con le indicazioni:colpite militari e civili, anche un nemico morto è una vittoria, usate una qualsiasi arma, dal coltello alle auto. Già, le auto: nel 2010 un comunicato di al Qaeda indicò per la prima volta il “car-Jihad” ed ecco adesso nell’odiata Francia il trionfo di quella tattica dalle radici lontane.

Tutto questo va bene. Ma cerchiamo di capirne di più attraverso l’analisi di questo lungo Ramadan. Omar Marteen, il macellaiodi Orlando, era un americano di origini afgane, con gravi problemi psichici e di identità sessuale, che dichiarrò di volersi alleare con il sedicente stato islamico dal quale, tuttavia non vennero né rivendicazioni e neppure apprezzamenti. Il commando che colpì l’aeroporto di Istanbul, subito dopo, era composgto molto probabilmente da guerriglieri curdi e di estrema sinistra. Tre giorni dopo l’assalto al ristorante di Dacca,che costò la vita anche a nove italiani e che fu il solo di cui l’Is si attribuì la paternità,mettendo on line le foto dei quattro kamikaze:ne viene fuori il dato più interessante di quelli esaminati finora, e cioè che i giovani terroristi erano di ottima famiglia, studiavano nelle migliori scuole di Dacca, non avevano mai mostrato inclinazioni verso il fanatismo religioso fino a un paio di mesi fa. Non era prevista una radicalizzazione di ragazzi ricchi e laici. Si pensava piuttosto a cittadini europei o americani di origine musulmana che, vivendo un profondo disagio nelle banlieu occidentali o addirittura nelle carceri, si trasmettessero l’un l’altro, anche ma non solo con l’uso della tecnologia, il sacro fuoco islamista. Pressappoco questa era la fisionomia del gruppo belga e francese che colpì il Bataclan e gli altri obiettivi. E invece in ogni angolo del mondo spuntano alienati senza nessun collegamento reale con Allah che, in suo nome, magari prendono a coltellate un poliziotto o un passante. Su tutto questo nasce in Francia una polemiva fra Gilles Kepler, uno studioso di questi problemi e un suo collega Olivier Nouar secondo cui l’adesione alle bande del Califfo non è necessariamente frutto di una crisi mistica, ma può dipendere dal senso di morte, dall’angoscia esistenziale, dall’impotenza che attanagliano molti ragazzi di questa generazione infelice. Quest’ultima ipotesi appare più convincente. Il franchising del terrorismo non è che il rifiuto definitivo di come vanno le cose nel mondo, un distacco da quelle che Jorge Semprun definiva le virtù del rivoluzionario, e cioè «pazienza e ironìa», un addio alla Ragione che interpella tutti noi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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