La Nuova Sardegna

Il califfato rivendica «A Nizza ha colpito un nostro soldato»

L’attentatore si era radicalizzato molto rapidamente Arrestate quattro persone “vicine” a Mohamed Bouhlel

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PARIGI. Se c’era qualche dubbio, è stato lo Stato islamico a scioglierlo: Mohamed Lahoujaiej Bouhlel «è uno dei nostri soldati», è stata la rivendicazione. La strage di Nizza, 84 morti e 121 feriti ancora ricoverati, è opera loro anche se - ha detto Jean-Yves Le Drian, ministro della Difesa - «l’Is non organizza», ma si limita «ad instillare lo spirito terrorista». Fonti vicine alle indagini ieri frenavano facendo sapere di non aver trovato per il momento alcuna prova concreta che l’attentatore abbia dichiarato la sua adesione o giurato fedeltà all’Is, come di solito fanno i terroristi prima di morire da «martiri».

Comunque, sotto shock per l’ennesimo massacro di innocenti, la Francia ha rafforzato le misure di sicurezza in tutto il Paese, ha annunciato il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve. La strage della Promenade des Anglais ha aperto fronti nuovi del terrore in Francia: da un lato quello della famosa unità nazionale o repubblicana che aveva fin qui tenuto e che stavolta è andata in frantumi solo qualche ora dopo l’attentato. Poi quello di un tipo di attentato «nuovo» - ha ammesso Cazeneuve - commesso da un killer che ha agito da solo, «senza collegamenti, senza armi pesanti e senza essere noto ai servizi come jihadista o radicalizzato». Le cui mosse, quindi, erano difficilissime o impossibili da prevedere. È proprio questo aspetto, al confine fra il «marginale», il «depresso» o addirittura «l’imbecille» - come emerso dalle varie testimonianze - e lo spietato terrorista che fa strage di bambini, a preoccupare di più le autorità francesi. Colui che l’Is definisce un suo «soldato» avrebbe condotto l’azione «in risposta agli appelli a colpire la popolazione degli Stati della coalizione che combatte lo Stato islamico», annuncia Daesh.

Hollande ha convocato di nuovo all’Eliseo i principali ministri, soprattutto per provare a chiudere le polemiche sulla sicurezza e i dubbi che crescono. E non a caso, al termine della riunione, sono usciti sulle scale del palazzo presidenziale il portavoce Le Foll e i due ministri chiamati in causa dall’opposizione, a cominciare da Marine Le Pen ( «un ministro dell’Interno con il bilancio di Cazeneuve si deve dimettere») per finire ad Alain Juppé («la strage di Nizza si sarebbe potuta evitare»). Per respingere ogni accusa e per dare il polso della rabbia di Hollande di fronte all’unità nazionale finita a pezzi, come hanno riferito fonti del governo. «La polizia era presente, direi molto presente, per mettere in sicurezza la Promenade des Anglais», ha affermato Cazeneuve, invitando alla «dignità». E sparando una bordata in risposta a Christian Estrosi, presidente della Regione che ha parlato venerdì di dispositivo di polizia «insufficiente»: era tutto preparato «d’intesa con il governo locale. Se le condizioni di sicurezza non c’erano, poteva decidere di annullare le celebrazioni del 14 luglio».

Le indagini intorno alla figura di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’attentatore di Nizza, proseguono senza sosta, e nuovi tasselli del puzzle emergono. Quattro persone a lui vicine sono state fermate la scorsa notte e il fermo della ex moglie è stato prolungato. Si precisa, in particolare, il rapporto di Bouhlel con l’estremismo islamico. Negli anni scorsi, ha spiegato alla stampa il ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, «non si era distinto per un’adesione all’ideologia islamista radicale», ma in seguito «sembra che si sia radicalizzato molto rapidamente». Le verifiche sul materiale informatico rinvenuto nel suo appartamento e sul cellulare, però, non hanno finora permesso di trovare prove concrete di una sua effettiva adesione ai ranghi dell’Is, o di una dichiarazione di fedeltà all’organizzazione come quelle lasciate da diversi altri attentatori morti da “martiri”. Gli inquirenti al momento si concentrano sulla rubrica dei contatti telefonici, da cui sarebbero emersi nomi “interessanti”, di persone già collegate in passato con Omar Diaby, jihadista originario di Nizza.

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