Il sindaco contro Abbanoa: ridateci l’acqua
Lo slaccio per morosità alle 2mila ville a Costa Paradiso, sottolineati i rischi igienici e legati agli incendi
INVIATO A COSTA PARADISO. Le autobotti dell’impresa Leoni hanno viaggiato tutto il giorno, ieri tra Costa Paradiso, il villaggio plasmato tra le rocce rosse del litorale di Trinità, e i pozzi pozzi d’acqua dolce della piana della Nurra. La chiusura del rubinetto principale da parte di Abbanoa (per 1, 6 milioni di debito accumulati negli anni da parte della Comunità Costa Paradiso) ha fatto scattare una serie di provvedimenti d’urgenza, tra i quali quello dell’approvvigionamento idrico del gigantesco residence che, ieri mattina, contava ben 15 mila presenze. Dal canto suo il sindaco di Trinità d’Agultu, Giampiero Carta, ha firmato alle prime ore del mattino di ieri l’ ordinanza nella quale ha disposto il ripristino dell’erogazione dell’acqua entro e non oltre le 24 ore successive. Il sindaco ha citato normative italiane, europee e mondiali sui diritti fondamentali di ciascun essere umano all’accesso all’acqua potabile, elencando poi la violazione di diverse norme igienico sanitarie, di sicurezza del territorio in caso di incendi – gli idranti di servizio disseminati lungo il condominio abbarbicato tra le rocce sono alimentati dal deposito centrale, a monte – e il fatto che vi è un contenzioso che pende davanti al tribunale di Tempio per stabilire quali somme, tra quelle richieste, siano o meno legittimamente pretese da Abbanoa. Da qui l’ordinanza: questa mattina, i rubinetti che alimentano i mega depositi del villaggio debbono essere riaperti, fatta salva la immancabile opposizioni che Abbanoa presenterà al Tar contro l’ordinanza sindacale. «Che molte amministrazioni comunali, in autotutela – ha spiegato ieri il responsabile della comunicazioni istituzionale di Abbanoa, Giovanni Manca di Nissa –, hanno revocato avendo, l’ente erogatore, ottenuto pareri favorevoli dal Tar regionale». L’importante, per l’amministrazione di Trinità d’Agultu e gli amministratori della comunità territoriale di Costa Paradiso, e che l’acqua riprenda a scorrere in ciascuna delle 2124 unita abitative, tra le quali vi sono oltre un migliaio di ville, diversi complessi immobiliari con centinaia di appartamenti ciascuno, centri commerciali, ristoranti, bar, discoteche e centri servizi.
L’inghippo, in questo gigantesco condominio, sta nello “zoccolo duro” di imprenditori, e immobiliaristi, in gran parte locali, che da anni non pagano l’acqua, accumulando nel tempo, ha spiegato il presidente del consiglio di amministrazione di Costa Paradiso, Piergianni Addis «un debito con la Comunità che supera abbondantemente seicentomila euro. E noi non possiamo far pagare al resto dei nostri associati, circa il sessanta per cento dei proprietari che pagano regolarmente i servizi, l’acqua che questi grossi condomini morosi continuano ad utilizzare. Si tratta, per l’esattezza, di 322 utenti, individuati dai nostri uffici tecnici, ai quali abbiamo più volte sollecitato il saldo delle nostre spettanze».
A dare manforte agli amministratori del villaggio vacanze ci ha pensato l’ordinanza del sindaco, che ha autorizzato la Comunità Costa Paradiso «a procedere nell’immediato recupero dei crediti da parte dei soggetti morosi ponendo in essere tutte le azioni ritenute a tal fine necessarie con l’ente gestore Abbanoa Spa». Questo per recuperare, a breve giro di posta, i quattrocentomila euro che Abbanoa chiede per poter ripristinare regolarmente il servizio. La Comunità ha già versato 200 mila euro, pur contestando il metodo con il quale Abbanoa ha fatto i conteggi, applicando una tassa fissa di 50 euro per contatore pur non gestendo, direttamente, la distribuzione all’interno del villaggio. Che consta di ben 55 chilometri di rete idrica, la cui manutenzione è a cura della Comunità.
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