L’appello dell’avvocato: chi ha visto parli
Il giovane, che ha riportato un trauma cranico e fratture, è sotto choc e soffre di vuoti di memoria
OLBIA. Erano circa le 6.30 – 7 del mattino di domenica quando l’addetto alla sicurezza della discoteca ha trovato L.I. riverso per terra, semicosciente. Si lamentava, era dolorante. La faccia tumefatta per i colpi. Conosceva quel ragazzo. Così, l’ha caricato in macchina e l’ha riportato a casa. «Il ragazzo non ricorda bene cos’è accaduto, ha vaghi ricordi. Ha perso i sensi per i violenti colpi presi, ed è ancora confuso – spiega il legale della famiglia, l’avvocato Nicola Di Benedetto – Per questo è molto importante che chi era lì quella sera, e c’erano almeno cinque, sei persone, si metta una mano sulla coscienza e ci racconti i fatti».
Ora il giovane disabile è a casa, assistito come sempre dalla sua famiglia e dagli specialisti dell’Asl che lo seguono regolarmente fin da piccolo. L’assistenza psicologica adesso sarà più importante che mai.
I sanitari dell’ospedale di Olbia, dove è stato visitato dopo il pestaggio, gli hanno assegnato quarantacinque giorni di cure.
Schiaffi e ginocchiate in faccia sono stati devastanti per il suo corpo smilzo. Ha la tibia fratturata, una lesione alla mandibola, e nella caduta ha riportato un trauma cranico. Lividi ovunque. Anche nell’animo, tanto da tenere nascosta per giorni l’aggressione, per paura, tirando fuori la scusa della caduta dalla moto. «Il ragazzo potrebbe essere stato minacciato nei giorni dopo il pestaggio – aggiunge l’avvocato –. Solo quando il fratello ha visto il filmato e l’ha spronato a parlare, si è sbloccato e ha detto la verità. Ma la ricostruzione dei fatti è molto difficoltosa perché lui ha ancora dei vuoti di memoria. Tutta la storia è venuta fuori solo perché il video è stato postato su Facebook».
Le immagini hanno cominciato a circolare sul web giovedì scorso. Tante le condivisioni fra gli amici del social. Video che è arrivato anche alle forze dell’ordine. E poi anche a Manuel. Che ha riconosciuto in quella vittima inerme, suo fratello minore. Così, venerdì è scattata la denuncia, presentata nella caserma dei carabinieri di Olbia. Ma la famiglia è voluta andare oltre.
«Ha voluto diffondere la notizia e il video per denunciare pubblicamente l’aggressione subita da una persona fragile e incapace di reagire – prosegue l’avvocato –, smuovere le coscienze e spingere quei ragazzi che hanno visto e che sanno tutto, ad aiutarci a ricostruire questa ignobile vicenda. Il video è abbastanza chiaro. Ritengo che abbia una enorme responsabilità non solo chi ha aggredito un giovane affetto da deficit mentale, ma anche chi ha filmato quel momento e poi, l’ha messo in rete».
Già da ieri, la solidarietà dimostrata alla famiglia è stata tanta. «Questo mi sta dando una grande forza – conclude Manuel –. E andrò avanti fino alla fine. La gente deve sapere chi ha fatto male a mio fratello». (t.s.)
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