La Nuova Sardegna

Una vita a Cagliari con Nizza nel cuore: la Francia ha paura

di Alessandra Sallemi

Virginie Comas Leone, docente di Lingue all’Università «Gli estremisti vogliono annientare il mio popolo»

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CAGLIARI. Virginie Comas Leone è di Nizza, ha studiato alla Sorbona, insegna francese all’università di Cagliari, è in Sardegna da 26 anni: giovedì sera ha telefonato ai genitori che vivono a Nizza, alla notizia della strage ha temuto per i suoi perché il 14 luglio è festa nazionale e tutta Nizza si riversa sulla Promenade a guardare gli splendidi fuochi d’artificio. Ovviamente è rimasta sconvolta da quel che ha visto in tv e sentito in diretta dalla sua famiglia, ma ciò che la sconvolge di più, se possibile, è il futuro. Perché tutto questo, spiega, purtroppo succederà ancora: «Non si può più vivere in Francia, è pericoloso».

Madame Comas Leone si esprime duramente e spiega che i suoi sentimenti sono largamente condivisi dai connazionali: «Noi francesi siamo inorriditi dall’immobilismo che c’è nel nostro paese a proposito delle cose da fare per arginare il terrorismo. Noi siamo spaventati, lo capite che il camion è stato spacciato per un frigo gelati ed è passato impunemente? Le faccio un esempio di ciò che voglio dire. Io ero a Nizza a Natale, i bagagli che si possono portare sull’aereo in cabina devono avere misure esatte, prima di salire sul Nizza-Roma quasi mi hanno fatto un terzo grado e poi, per il Nizza-Algeri, ho visto donne completamente velate, nonostante da noi sia vietato, che letteralmente trascinavano sul pavimento enormi sacchi da portare su in aereo e nessuno fiatava. Cos’è questo permissivismo? Io qui in Italia sono un’immigrata e sto ben attenta a rispettare le regole di questo paese». Dall’esterno sembra che i controlli, però, ci siano: gli europei di calcio a Parigi avevano un imponente servizio d’ordine. «Sì, ma quello che si deve capire è che non c’è un angolo di vita pubblica al riparo da queste azioni. Gli estremisti non smetteranno di attaccarci perché ci vogliono annientare, per loro sono crociate condotte con i mezzi di oggi. Sono diventati ricchi e si sono armati. Ma noi continuando così non riusciremo a individuarli perché in Francia l’estremista può essere chiunque, compreso il nostro vicino di casa. Quel giovane che guidava il camion non era noto all’antiterrorismo, aveva piccoli precedenti per reati comuni. Io dico che, quando c’è anche solo un minimo sospetto che un cittadino francese sia vicino agli estremisti, bisogna espellerlo, invece c’è timore. E attenzione alle prigioni: le prigioni sono un covo di reclutamento jihadista. La verità è che ci sono misure che i nostri politici non hanno il coraggio di adottare. C’è un distacco ormai sempre più grande tra chi elabora le leggi e chi poi le subisce. Guardi cosa sta succedendo per la legge sul lavoro che sta bloccando il mio paese. C’è il popolo in strada da due mesi, perché si intestardiscono? La verità è che la politica è sempre più scollegata dai bisogni delle persone».

Succede anche in Italia: «Sì, purtroppo, è vero. Lo vedo dai ragazzi, i miei allievi. Un tempo li sentivi progettare il loro futuro, oggi proprio non si proiettano nel futuro perché non c’è un futuro. Tanti miei ragazzi mi dicono che loro non vorrebbero lasciare la Sardegna, ma devono farlo. Ecco, questa fuga di giovani in altre nazioni non c’è, dico adesso qualcosa di buono della mia Francia: in Francia c’è meritocrazia, ti chiedono cosa sai fare, non come ti chiami».

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