La Nuova Sardegna

Agli inglesi il dna dei sardi acquistata la Shardna

di Mauro Lissia
Agli inglesi il dna dei sardi acquistata la Shardna

La Tiziana Life Sciences acquisisce il codice genetico di 13mila ogliastrini: «Riapriremo i laboratori di ricerca e salveremo la preziosissima banca dati»

4 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Si chiamava Shardna, si chiamerà LonGevia Genomics srl e la ricerca nel campo affascinante quanto promettente della genetica andrà avanti dopo quindici anni di successi e altri sei di delusioni. Passata attraverso un’operazione di vendita e una procedura fallimentare, la società nata nel 2000 per volontà del Renato Soru in versione imprenditoriale approda nel Regno Unito. Ma non sarà Sardexit: la Tiziana Life Sciences plc di Gabriele Cerrone promette con la controllata LonGevia di mantenere e rilanciare investendo quanto serve i laboratori di ricerca oggi chiusi nel parco genetico dell’Ogliastra come quello di Talana, la biobanca di Perdasefogu e lo spazio del Polo scientifico-tecnologico di Pula. Mario Pirastu, il padre nobile della genetica isolana, sarà il traghettatore dell’operazione. Negli otto mesi che lo dividono dal pensionamento seguirà passo passo questo attesissimo ritorno al futuro, convinto che la società britannica di biotecnologie possieda l’elisir per la resurrezione pilotata della sua creatura, strozzata dalle impellenze economiche e dalle ultime avventurose gestioni. «Si riparte – ha annunciato Pirastu in una conferenza stampa organizzata per rassicurare i sardi sull’avvenire territoriale di Shardna – anche se forse quest’acquisizione da parte di una società internazionale così forte e autorevole darà fastidio a qualcuno».

La storia. Sembrava una storia finita: il genoma dei sardi, i 230 mila campioni biologici di 13 mila cittadini dell’Ogliastra - con 11700 profili genetici completi - raccolti in quindici anni di lavoro dall’équipe del Cnr guidata da Pirastu erano rimasti là, congelati per i posteri. Un lavoro monumentale nato dall’ostinazione scientifica del ricercatore sardo e dalla lungimiranza di Soru pareva destinato a un inaccettabile oblio, malgrado il valore potenziale di una biobanca salita in cima al mondo in quanto a numeri e purezza dei campioni e dati che risalgono anche a quattro secoli fa, tra pubblicazioni nelle riviste scientifiche più blasonate del pianeta e richiami continui sulla stampa internazionale.

L’addio di Soru. Fino al giorno più nero, quello in cui Soru - azionista principale grazie ai cinque milioni investiti, gli altri erano con piccole quote Sfirs, Casa di cura Tomasini e Cnr - chiamò Pirastu a casa: «Mario, ho venduto Shardna al San Raffaele». Mario incassò con rabbia («quando Renato entrò in politica - ha raccontato - tra noi due il feeling si esaurì») e firmò immediatamente la lettera di dimissioni: discorso chiuso. Affogato nel ribollente calderone di don Verzè, tra inchieste giudiziarie e spese da sceicchi, il sogno ad occhi aperti di Pirastu si materializzò in un prevedibilissimo fallimento. Era il 2012.

L’acquisizione. E siamo all’oggi: due settimane fa il Chief financial officer di Tiziana Life Sciences Tiziano Lazzaretti, nome da predestinato, ha ricevuto una telefonata dal curatore fallimentare: «La sua offerta è l’unica arrivata - gli ha comunicato - i diritti di utilizzo dei campioni biologici raccolti da Shardna sono tutti suoi». Per 258 mila euro, un prezzo (venti euro a campione) che Pirastu ha definito «offensivo» ma che - come Lazzaretti ha confermato - implica l’impegno a proseguire le ricerche con gli investimenti conseguenti. L’obbiettivo: studiare nuovi farmaci anti-cancro, il campo in cui Tiziana Life svetta a livello mondiale. Ma anche le interazioni gene-ambiente e i fattori d’invecchiamento nell’area circoscritta fra gli “isolati genetici” Talana - il centro guida - Perdasdefogu, Seui, Baunei, Triei, Escalaplano, Seulo, Loceri e Ussassai, dove si registra una longevità seconda soltanto all’isola giapponese di Okinawa e un numero di centenari quasi cinquanta volte superiore a quella degli Stati Uniti d’America.Sede nell’isola. Le ricerche proseguiranno anche nell’isola, ha garantito Lazzaretti. Col rilancio «se le condizioni lo consentiranno» dei laboratori in Ogliastra e la messa in sicurezza delle banche dati, che a tutt’oggi sono le più antiche del mondo. Mentre i campioni, ha fatto capire Pirastu, potrebbero essere trasferiti altrove senza che questo condizioni la qualità della ricerca.

Sei mesi. La ripartenza - ha azzardato l’ex direttore del gruppo di Shardna - potrebbe avvenire in un periodo che va dai sei mesi a un anno. Molto dipenderà dai tempi necessari per mettere LonGevia Genomics, che avrà sede a Cagliari, in regola con le norme e con le comunicazioni al Garante. Lazzaretti sta lavorando per questo. Tutti i cittadini sardi che hanno prestato il proprio Dna alla ricerca hanno firmato i documenti di consenso. Ma ora, cambiata la società di riferimento, dovranno firmare di nuovo.

Il consenso. Un passaggio complesso? «Non credo - è tranquillo Pirastu - a suo tempo abbiamo ottenuto una collaborazione pari al 90 per cento degli abitanti e da qui a marzo, quando andrò in pensione, lavorerò perché questa fiducia ci venga confermata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative