Il disabile in Procura: non so perché mi ha colpito
E’ stato ascoltato per 3 ore dal magistrato. Si cerca anche chi era nel piazzale
OLBIA. Si conoscevano da mesi col suo aggressore, forse da un anno. È stato proprio lui, con la sua macchina, ad andare a prenderlo a casa per portarlo in discoteca, a San Teodoro. «Ma perché, poi, mi abbia colpito non lo so... Non so spiegarlo». È stato sentito per 3 ore, ieri, in Procura, a Nuoro, L.I. il disabile 37enne di Olbia, picchiato ferocemente domenica scorsa nel parcheggio poco distante la discoteca La Luna, pestaggio ripreso col telefonino e lanciato in rete. Il giovane è stato convocato dal sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli che sta coordinando le indagini portate avanti dai carabinieri di Olbia, in collaborazione con quelli di San Teodoro e Sassari. Il suo aggressore B.A.A, 27 anni di Sassari è stato già denunciato a piede libero dai militari di Olbia, ai quali i familiari della vittima si erano rivolti venerdì sera dopo aver scoperto il video choc che filmava la violenta aggressione del ragazzo, preso ripetutamente a schiaffi e ginocchiate, fino a cadere a terra tramortito. Scena alla quale hanno assistito diversi giovani, senza fermare quella ferocia.
Gamba ingessata, volto tumefatto, L.I. affetto da disabilità psichica, è stato accompagnato in Procura dal fratello Manuel che è anche il suo tutore. E che è stato al suo fianco per ore, mentre il ragazzo cercava di ricostruire davanti agli inquirenti e ai carabinieri della tenenza di San Teodoro, ogni momento di quella serata finita nella violenza. Ha confermato di conoscere il suo aggressore. «È venuto a prendermi a casa per andare a San Teodoro», ha detto. C’erano anche altri cinque amici che però non conosceva. Prima sarebbero andati all’Ambra, poi, quando era ormai l’alba, alla discoteca La Luna. Ma cosa sia accaduto in quella lunga notte è ancora al vaglio degli inquirenti. «Le indagini stanno proseguendo al fine di individuare tutte le persone presenti all’aggressione e di capire il ruolo di ciascuno», ribadisce il comandante del reparto territoriale dei carabinieri di Olbia, Alberto Cicognani.
«È stata una giornata lunga a campale per il mio assistito – ha spiegato l’avvocato Nicola Di Benedetto – La Procura ha voluto sentire direttamente il ragazzo e sta lavorando con gran attenzione per ricostruire dettagliatamente i fatti. Apprezziamo la scrupolosità del pubblico ministero che non sta tralasciando nulla nella ricostruzione: ci sentiamo in buone mani. Non abbiamo fretta, vogliamo che si faccia piena luce su quanto accaduto. E che emergano le responsabilità di tutte le persone che erano in quel piazzale e che hanno assistito al pestaggio senza intervenire – prosegue il legale –. Dalla visione del filmato e dalla prima ricostruzione dei fatti, l’imputazione che ci aspettiamo come parte civile è quella di lesioni dolose aggravate dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai futili motivi. Ma spetta alla Procura formalizzare l’accusa, noi attendiamo che la giustizia faccia il suo corso».
Che possa esserci “giustizia fai da te”, vista la risonanza mediatica che il video ha avuto, temono invece, B.A.A e i suoi familiari che attraverso i loro legali, Enrico Cossu e Bastianino Ventura chiedono agli organi di informazione «di contribuire ad un accertamento sereno e obiettivo dei fatti da parte della polizia giudiziari». I familiari si dicono preoccupati «dai risvolti extra processuali assunti dalla vicenda a seguito delle dichiarazioni, gratuite ed infondate, rilasciate da più persone e dopo le continue minacce e insulti pervenuti loro tramite i social network». I legali spiegano che B.A ha inviato le prime scuse al giovane «un’ora dopo l’accaduto, ottenendo come risposta solo minacce».
Il giovane sostiene di non aver procurato lui le lesioni alla gamba di L. I e di non essere a conoscenza della sua infermità. Si sarebbero conosciuti un anno fa in discoteca e in quell’occasione il ragazzo olbiese avrebbe detto di praticare boxe e arti marziali. Da allora non si sarebbero più visti, ma solo sentiti telefonicamente. Sabato lo aveva invitato alla sua festa di compleanno all’Ambra, e per questo era andato a prenderlo a casa.
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