La Nuova Sardegna

Web scatenato contro l’aggressore

di Enrico Gaviano
Web scatenato contro l’aggressore

La gogna di Facebook rischia di trasformare il picchiatore in un bersaglio

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OLBIA. I pestaggi al tempo degli smartphone e dei social network si trasformano in un massacro mediatico. La vicenda di San Teodoro è stata esemplare. Tutti alla gogna, non solo il picchiatore, ma anche la vittima e chi, più o meno importante, è intervenuto per prendere posizione ferma e decisa su questo episodio. Uno per tutti, il post autorevole del ministro Maria Elena Boschi. L’esponente dell’esecutivo Renzi ha scritto «Ho visto il video del ragazzo con disabilità picchiato a San Teodoro. Sconvolgente. Vogliamo chiarezza e giustizia subito». Un intervento chiaro, che per tanti diventa semplicemente la scusa per attaccare la responsabile delle riforme costituzionali.

Peggio va a Matteo Salvini. Il leader leghista pubblica un post con il filmato del pestaggio (quello con i volti dei protagonisti travisati) con un semplice “Non ho parole”. Quasi fa sorridere, se non fosse drammatico l’argomento, che non abbia parole. Però in questo caso Salvini vuol condannare l’episodio senza se e senza ma. A rovinare tutto ci pensano diversi seguaci del leader della Lega. Uno su tutti che sentenzia: «Quand’è che si fa una squadra come si deve e si va a spezzargli l’altro braccio insieme alle gambe?». Una incitazione alla violenza che raccoglie quasi 600 like. Perché questo, più di tutto, insegna questa storia: c’è ancora tanta voglia di processi sommari, di “giustizieri della notte” che ripuliscono la città dai violenti, dagli assassini e dagli stupratori. I social sono diventati arma incontrollabile. Perché a galleggiare c’è sempre l’equivoco di fondo che scrivere su Facebook sia territorio senza leggi e senza regole, senza freni inibitori soprattutto. Un vero tritacarne. Che coinvolge in pieno anche la vittima, visto che in molti non hanno minimamente pensato alle conseguenze che una persona con disabilità psichica potrebbe avere dall’esser stato esposto con le immagini e con nome e cognome a questo folle effetto domino di una notizia che vola da pc a portatile, da tablet a smartphone. Uno scivolone che hanno compiuto anche diversi mass media, veloci nell’inserire il filmato senza veli e i nomi dei protagonisti della vicenda assurda della discoteca di San Teodoro. E anche in questa piega della vicenda, su Facebook si è discusso molto. C’è chi voleva il nome dell’aggressore subito, prima ancora del pronunciamento della magistratura, c’è chi si chiede perché diverse fonti abbiano rivelato solo il nome della vittima, come se si volesse proteggere solo il carnefice. No, vogliamo il nome perché (fonte Facebook) per lui ci vuole “castrazione totale ed amputazione delle mani”, o “legategli le mani e datelo ai familiari del ragazzo”. Invece ha ragione chi, modestamente scrive “Invece di filmarlo, dovevano fermarlo”. Purtroppo non è successo.

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