Asl unica: indietro tutta La sede sarà a Sassari
Vertice di maggioranza durante il Consiglio. Arriva l’accordo dopo la mediazione A Nuoro andrà l’Areus. Critico il centrodestra: solo una battaglia di potere
CAGLIARI. Mai dare certezze se di mezzo c’è la sanità. Se fino a lunedì la mappa sembrava pronta per essere date alle stampe, sulle sedi il centrosinistra pare aver cambiato idea e potrebbe anche non essere l’ultima volta. Il rimescolamento delle carte è questo: l’Azienda unica dal primo settembre potrebbe aprire gli uffici a Sassari e non più a Oristano. Probabile cambio di sede anche per l’Azienda emergenze-urgenze: da Sassari, prima ipotesi, a Nuoro, con gli ospedali San Francesco e Zonchello che diventerebbero un polo operativo, con anche la base principale dell’elisoccorso. È su questa nuova mappa – la vecchia, si fa per dire, sarebbe stata bocciata nell’ultimo vertice di ieri – che la maggioranza sarebbe orientata. A questo punto pare essere proprio la dislocazione di «Unica» e del 118 l’ultimo tassello che mancherebbe alla riforma delle Asl. Nel primo giorno del dibattito in aula, sono saltate fuori anche altre differenze, ma è presto per dire come si comporterà la maggioranza il 26 luglio, mattina in cui il Consiglio comincerà a discutere uno per uno i 18 articoli, emendamenti compresi.
Centrosinistra. All’esordio in aula la coalizione che sostiene il governatore Pigliaru ha fatto di tutto per apparire compatta. L’Asl unica non è in discussione e alle fine passerà, ma il percorso potrebbe non essere netto. Nella relazione il presidente della commissione Sanità, Raimondo Perra (Psi) ha detto: «Forse sarebbe servita qualche riflessione in più, ma con coraggio eccoci arrivati al momento della verità». Che Gigi Ruggeri (Pd) ha racchiuso in questa frase: «Restare fermi sarebbe stato un grave errore. La sanità ha bisogno di due cambiamenti: risparmiare e aumentare la qualità. Con l’Asl unica ci riusciremo». Il centrosinistra, ha aggiunto Roberto Deriu (Pd) «vuole essere, con coraggio, protagonista di una svolta storica», necessaria, urgente, per «curare una sanità sarda malata non solo nei bilanci», è stato l’intervento di Rossella Pinna (Pd). «È una terapia che può apparire dolorosa – ha sottolineato Daniele Cocco (Sel) ma l’impegno è che riusciremo a garantire pari dignità e pari qualità a ogni territorio». Roberto Desini (Cd) è stato spiccio: «Negare il diritto alla sanità anche a un solo cittadino sarebbe una follia e folli non siamo». Il vero problema sarà l’organizzazione di «Unica», secondo Pierfranco Zanchetta (Upc) e Fabrizio Anedda (Sinistra sarda): «Avere un solo uomo al comando, il supermanager, potrebbe essere un rischio e dobbiamo essere bravi a trovare i correttivi». Per Emilio Usula (Rossomori): «Da 11 repubbliche indipendenti, le attuali Asl, passiamo a Unica però dobbiamo ancora far passare il messaggio che col nuovo modello la sanità migliorerà: impegniamoci». Fino all’ottimismo di Pietro Cocco (Pd): «L’Azienda unica permetterà agli ospedali di dialogare fra loro e se oggi tutti diciamo che la sanità è fuori controllo, ora dobbiamo per forza raddrizzare la barca».
Centrodestra. Ha cominciato a sparare ad alzo zero sulla riforma e continuerà a farlo. Marcello Orruù (Psd’Az), relatore di minoranza, è stato il primo: «Il centrosinistra non pensa alla gente ma ad occupare posti di potere». Edoardo Tocco (Fi) ha denunciato che «i piccoli ospedali saranno azzerati e sarà la rivolta». I Riformatori, che hanno organizzato un sit-in di protesta, con Michele Cossa sono stati duri: «Avete rifiutato la nostra proposta, era semplice su appalti e personale, e farete sprofondare la Sardegna nel caos». Fi ha colpito a testa bassa: «I professori faranno un altro danno dopo gli Enti Locali», Marco Tedde, oppure «il navigate a vista verso l’ignoto», Ignazio Locci, fino alla previsione nefasta di Stefano Tunis: «Altro che grande riforma, siamo al bluff». Per Christian Solinas (Psd’Az) «il giudizio resta sospeso», mentre Giorgio Oppi (Udc) è stato sarcastico: «Non siete capaci neanche a far di conto, per veder marciare questo mostro che vi siete inventati ci vorranno due anni e mezzo, Altro che una manciata di mesi». (ua)
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