La Asl unica rischia lo stop in aula 560 emendamenti
La riforma delle aziende sanitarie in pericolo per le divisioni nella maggioranza I dubbi maggiori sulla sede: Sassari in pole position con il sostegno della Giunta
CAGLIARI. Poco più di 560 emendamenti: 40 presentati dalla Giunta, 100 dalla maggioranza e il resto dall’opposizione. Sono questi gli ultimi numeri con cui presto dovrà confrontarsi e scontrarsi – da martedì prossimo in Consiglio regionale – la riforma delle Asl. È una montagna di carta, con il rischio dell’effetto valanga, leggi riscrittura completa, sulla bozza presentata mesi fa dall’assessore alla Sanità Luigi Arru.
Sassari e Nuoro in fuga. Al di là delle ipotetiche correzioni volanti e più o meno decisive, il “colpo grosso” è quello sulle sedi. A sorpresa, in aula, la Giunta sosterrà l’apertura a Sassari della sede di «Unica» e a Nuoro della centrale operativa del’Azienda emergenze-urgenze. Lo farà con un emendamento in cui tra l’altro c’è scritto: «Dal primo gennaio 2017 l’Asl 1 incorporerà le altre sette aziende» e verrà promossa ad «Azienda unica sanitaria regionale». La decisione è arrivata nella notte dopo le polemiche di questi giorni e una prima ipotesi, la sede doveva essere Oristano, abbandonata in fretta. Però la scelta di Sassari potrebbe essere contrastata, sempre in aula, dal partito trasversale che sostiene: «È assurdo tenere lontani l’assessorato, a Cagliari, e una direzione centrale che si occuperà della gestione». Eppure la scelta di Sassari, se si vuole, non è del tutto nuova. L’indiscrezione era trapelata subito dopo il via libera alla riforma degli Enti locali, con la promessa di un risarcimento, proprio a Sassari, per non aver ottenuto lo status di città metropolitana. La promessa è stata mantenuta, resta da capire come l’aula reagirà. Una spaccatura nel centrosinistra va messa nel conto, c’è già, mentre la maggioranza sembra più compatta sul binomio Nuoro-ex 118. Sulla centralità del sistema emergenze-urgenze nessuno ha dubbi e anche in questo caso la decisione potrebbe essere un risarcimento. A suo tempo gli ospedali San Francesco e Zonchello sono stati esclusi dalla cosiddetta fascia di eccellenza, riconosciuta invece all’Azienda mista di Sassari e al Brotzu di Cagliari. Ora Nuoro ritornerà a essere anche un crocevia sanitario
Terzo posto. In questa legislatura per numero di emendamenti, la sanità conquista il terzo posto assoluto. Al primo continua a esserci la legge sugli Enti locali, con le sue inarrivabili 2.500 correzioni, al secondo l’ultima Finanziaria, 800. Scende al quarto, la legge sull’edilizia (ex Piano casa) con 200.
Record 1. Stavolta fra i partiti il primato spetta a Forza Italia con 170 emendamenti e in allegato c’è anche il commento gruppo in Consiglio: «La nostra è una proposta alternativa e faremo il possibile per bloccare il caos pensato dal centrosinistra» Dove «la mano destra non sa ancora cosa fa e farà quella sinistra», ha sottolineato Giancarlo Carta. In maggioranza è il Partito dei sardi, con 35, a essere in testa alla lista: era prevedibile, i sovranisti continuano a essere fra i più critici. Anche il Centro democratico si è dato da fare: 20 potenziali correzioni, ma ha rinunciato a quella totalizzante che difatto avrebbe riscritto tutti i 18 articoli. Nessun emendamento è stato presentato dal gruppo Pd ma in aula più di un consigliere Dem potrebbe prendere iniziative personali, e dall’Udc, in minoranza, che fa sapere: «Li leggeremo in aula e saranno molti».
Record 2. Il consigliere regionale che ha depositato più emendamenti è Marcello Orrù (Psd’Az), vicepresidente della commissione Sanità: 90. Mentre il presidente dello stesso parlamentino, Raimondo Perra del Psi, uno solo sul nome e la sigla di «Unica». Secondo la proposta, non dovrà chiamarsi più Asur, azienda sanitaria unica regionale, ma Ats, azienda per la tutela della salute. Chissà come finirà anche questa disputa.
La commissione. L’ultimo vertice di maggioranza, ieri, non ha risolto i dubbi, quello sulle sedi prima di tutto. Oggi la commissione passerà al setaccio gli emendamenti. Martedì 26 luglio è in calendario la ripresa del dibattito in aula e gli ottimisti fanno sapere: «Dopo dieci giorni, voteremo la legge». (ua)
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