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La Cisl risponde a Mazzella: «Al resort paghe da fame»

La Cisl risponde a Mazzella: «Al resort paghe da fame»

Il segretario Demurtas contesta le affermazioni dell’imprenditore sui camerieri: «Gli ogliastrini che parlano l’inglese cercano lavoro lontano dal suo albergo»

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ARBATAX. «Se lo conosci, lo eviti». Era lo spot di una delle prime pubblicità progresso trasmesse dalla tv italiana ed è diventato il motto con cui il segretario generale della Fisascat Cisl, Marco Demurtas, si riferisce all'imprenditore Giorgio Mazzella, quello che non riusciva a trovare dipendenti poliglotti per il suo resort di Arbatax: «Riesce a far scappare, spesso a stagione iniziata, anche il personale assunto nelle cooperative fittizie create per aggirare le regole contrattuali applicate dalla maggior parte degli operatori turistici in Sardegna», dice ancora Demurtas, «sono moltissimi i lavoratori orientali, dell’est eurpeo, o dell’Africa che passano dalle nostre sedi per segnalare condizioni di lavoro insopportabili in un’azienda in cui la diginità del lavoro e della persona non godono di alcune considerazione».

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Marco Demurtas, poi, entra nel dettaglio di quello che definisce il “sistema Mazzella”: «Il resort affida i servizi importanti a una coop fittizia a cui si devono associare tutti i lavoratori, in modo che si possano cancellare gli istituti previsti dal contratto nazionale dei lavoratori e che si possano tagliare gli stipendi».

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Dunque, pretendere la conoscenza della lingua inglese appare quasi una forzatura per dipendenti poco qualificati e pronti ad accettare contratti ridotti all’osso: «Alle condizioni praticate dalla sua azienda non può certo pretendere la qualità», dice ancora Demutras, «chi conosce le lingue farebbe bene a cercare lavoro in un chiosco di frutta e verdura, guadagnerebbe molto di più. Forse Mazzella è abituato a ragionare sul concetto di redditività dell’investimento e ha perso di vista come si possa andare avanti con la miseria che elargisce Arbatax park resort. Anche i lavoratori fanno i loro conti e proprio per questo non si deve stupire nessuno se gli ogliastrini che parlano l’inglese vanno a lavorare a Londra piuttosto che in un resort che è destinato a restare, per vari motivi, un corpo estraneo al sistema turistico sardo».

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