La Nuova Sardegna

LO SCHIANTO»SASSARI-ALGHERO

di Luca Fiori

SASSARI. «Volevo morire, è per questo che quel pomeriggio mi sono allontanato dal luogo dell’incidente. In un attimo mi sono ripassate davanti agli occhi le scene terribili delle missioni all’estero...

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SASSARI. «Volevo morire, è per questo che quel pomeriggio mi sono allontanato dal luogo dell’incidente. In un attimo mi sono ripassate davanti agli occhi le scene terribili delle missioni all’estero e dopo tanti anni di incubi ho rivissuto situazioni che pensavo di aver dimenticato. La mia mente non ha retto e sono andato via».

L’udienza di convalida dell’arresto, davanti al giudice delle indagini preliminari Antonello Spanu, ieri mattina per Emanuele Secci si è trasformata quasi in una seduta di psicoterapia.

Il caporal maggiore della Brigata Sassari, accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso per l’incidente in cui giovedì scorso hanno perso la vita - sulla quattro corsie per Alghero - Monica Rita Azzu e Luisa Mulargia, a fine mattinata è stato rimesso in libertà con l’obbligo di presentarsi dai carabinieri di Olmedo due volte alla settimana. Ma prima ha voluto spiegare al giudice che doveva decidere sul suo arresto e al sostituto procuratore Corinna Carrara, titolare dell’inchiesta aperta dalla Procura dopo l’incidente, cosa gli è passato nella mente e davanti agli occhi quel pomeriggio, quando subito dopo lo schianto tra la sua Scenic e un’auto in panne sulla corsia di destra, si è allontanato a piedi facendo perdere per qualche ora le sue tracce. Il militare si è presentato in tribunale insieme alla sua compagna e ai suoi difensori, gli avvocati Edoardo Morette e Andrea Delias. Emanuele Secci ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati, ma le sue dichiarazioni spontanee ieri mattina hanno fatto calare il gelo nell’aula del tribunale in cui si è svolta - a porte chiuse - l’udienza di convalida. «L’unica cosa a cui continuo a pensare – ha detto Secci – è alla bambina che tenevo in braccio. Quella scena l’ho vissuta tante volte nelle tre missioni in Afghanistan e nelle due in Kosovo che ho fatto con la Brigata Sassari. Gli incubi che pensavo di aver rimosso si sono ripresentati in quei momenti terribili dopo lo schianto». Una delle ipotesi degli inquirenti è che il caporal maggiore giovedì scorso stesse andando troppo veloce quando, poco prima delle 17, ha centrato in pieno la Matiz di Monica Rita Azzu ferma sulla corsia di destra in attesa di soccorsi. «Non mi pare che stessi correndo – ha detto ieri Secci – ricordo che c’era un dosso, ma non ricordo di aver visto la macchina. Ricordo invece di aver preso in braccio una bambina e poi di averla consegnata a una signora che è arrivata poco dopo. Poi non ho capito più niente. Sono profondamente addolorato per quello che è accaduto, ma sono pronto ad assumermi le mie responsabilità come ho sempre fatto in passato e sono pronto a fare oggi – ha concluso il militare – in attesa che la magistratura concluda le indagini». Alla fine dell’udienza i suoi legali hanno preferito non rilasciare dichiarazioni: «Scegliamo la via del silenzio – hanno detto gli avvocati Morette e Delias – quale forma di rispetto per tutte le vittime di questa triste e drammatica vicenda». Intanto ieri mattina nell’istituto di patologia forense il medico legale Francesco Serra ha eseguito l’autopsia sui corpi delle due vittime, ma solo tra 45 giorni consegnerà al magistrato una relazione dettagliata sulle lesioni che hanno causato la morte di Monica Rita Azzu e Luisa Mulargia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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