Tra i migranti sbarcati un giovane gambizzato
Il ventenne ferito dai trafficanti in Libia perché si era attardato a pregare Individuati e portati in cella i presunti scafisti, tra cui un sedicenne del Gambia
CAGLIARI. Si era attardato a pregare, pochi minuti per rivolgersi al suo dio prima di affrontare una traversata lunga e pericolosa. Ma quel ragazzo di vent’anni, originario del Gambia, non aveva messo in conto la ferocia dei trafficanti di uomini che gestiscono il campo profughi di Sabrata: neppure il tempo di sollevarsi e uno dei trafficanti libici gli ha sparato due colpi di fucile sulle gambe. La sua colpa: aver provocato qualche minuto di ritardo sull’imbarco alla volta dell’Italia. Ferito, sanguinante e rallentato dal dolore, il ragazzo è stato aiutato da altri migranti ed è riuscito a salire sull’imbarcazione in partenza. Quando la nave norvegese Siem Pilot l’ha raccolto insieme agli altri 931 profughi destinati alla Sardegna, il giovane gambiano ha ricevuto le prime cure. È stato uno dei primi a scendere dalla nave al molo Rinascita: un’autoambulanza l’ha trasportato all’ospedale. Sono stati gli uomini della squadra mobile e della guardia di finanza a ricostruire la sua storia, mettendo insieme il racconto del ventenne e quello di altri testimoni. Nel giro di mezza giornata la polizia e le fiamme gialle hanno scoperto quest’incredibile episodio e pensano di aver individuato gli scafisti: uno è minorenne che viene dal Gambia, l’altro si chiama Charles Akalueonye, ha trent’anni, è nigeriano e durante la traversata si faceva chiamare “capitano”. Adesso si trovano entrambi in carcere e un rapporto dettagliato sullo sbarco è stato consegnato dal dirigente della mobile Alfredo Fabbrocini alla Procura della Repubblica. Conclusi gli interrogatori, tutti i migranti hanno raggiunto le destinazioni stabilite dalla Prefettura. Per loro comincia la procedura di verifica del diritto a ricevere asilo dal nostro paese, un lavoro lungo che si apre con l’identificazione e va avanti con l’accertamento della provenienza. I tempi tecnici necessari sfiorano i due anni e al momento dell’eventuale diniego dell’asilo è possibile ricorrere in appello. La conseguenza è che l’ingresso in Italia, in qualsiasi porto italiano, garantisce tre anni di permanenza con tutti i diritti stabiliti dagli accordi internazionali. Ma la Sardegna non è fra le mete ambite dai migranti, che puntano a raggiungere prima possibile i paesi del centro e del nord europa. Le cifre fornite dalla Prefettura confermano la tendenza: soltanto 4800 migranti si trovano ancora nell’isola sui 12 mila sbarcati a partire dall’estate del 2014. Un numero che sta comunque mettendo a dura prova il sistema dell’accoglienza.
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