Francia, sgozzato un prete in ginocchio sull’altare Hollande: è guerra con l’Is
Assalto vicino a Rouen, uccisi i due attentatori. Uno era in libertà vigilata Una suora testimone: esecuzione filmata, recitavano un sermone in arabo
ROMA. Il martirio di Padre Jaques Hamel avviene mentre è in ginocchio, ai piedi dell’altare della chiesa di di Seine-Maritime in cui serve messa da dieci anni. «Prima di ucciderlo, il carnefice ha pronunciato un sermone in lingua araba» e mentre uccidevano, «filmavano la scena», racconta una suora sfuggita all’orrore. Muore così il vecchio sacerdote, 86 anni, vice parroco a Saint-Etienne-du-Rouvray, uomo di dialogo e di pace. Viene sgozzato con un coltello in nome dello Stato islamico da due ragazzi nati e cresciuti a Rouen, gioiello del turismo in Normandia e città natale del presidente francese François Hollande, distante una decina di chilometri dal luogo dell’assalto. Con lui i due assalitori cercano di uccidere con un colpo alla gola feroce una suora, che versa in condizioni gravissime. Altre due persone vengono ferite.
L’appello di Hollande. «È un atto ignobile. Uccidere un prete significa profanare la Rèpublique» dice il presidente Hollande, tornando a chiedere alla nazione di restare unita e convocando per oggi all’Eliseo il Consiglio di sicurezza e difesa. «L’Is ci ha dichiarato guerra, vuole distruggerci, ma noi dobbiamo fare guerra a loro e dobbiamo vincerla con tutti i mezzi. I terroristi ci vogliono dividere. Dobbiamo stare insieme contro la barbarie» chiede, mentre attorno a lui riesplodono le polemiche sulla sicurezza nel Paese. L’ex presidente Nicholas Sarkozy, leader dei Republicains, chiede di «cambiare la strategia della risposta», adottando una linea dura. «La responsabilità di chi ci governa da trent’anni è enorme» accusa Marine Le Pen.
Assalto durante la messa. È una mattina tranquilla a Saint Etienne, una cittadina di trentamila abitanti in Normandia, la gente è al lavoro, la chiesa è semideserta. Davanti a padre Jacques che dice messa, tra i banchi, ci sono solo due suore e due fedeli. I due assalitori entrati usando la porta posteriore della parrocchia, tra le 9 e le 9.30. «Li ho visti entrare improvvisamente, si sono fatti spazio - racconta la suora sotto choc - Parlavano in arabo, ho visto un coltello. Sono scappata quando hanno cominciato ad aggredire padre Jacques». Uno dei due assalitori indossa la “chachia”, caratteristico copricapo di lana indossato dai musulmani, ha la barba. Tra le navate sale l’urlo «Daesh», acronimo arabo per Stato islamico. La suora fugge e dà l’allarme, non vede il parroco ucciso, ma intuisce l’inferno. «Si sono fatti una registrazione video» rivela. Alle 9.45 si diffonde la notizia che è in corso una presa d’ostaggi, la Francia incredula precipita di nuovo nell’incubo dodici giorni dopo la strage di Nizza.
Il blitz della polizia. Il sequestro non dura più di un’ora. Poco dopo l’allarme, la chiesa viene circondata dalle forze dell’ordine e attorno alle 11 le teste di cuoio “neutralizzano” i terroristi: prima di intervenire gli agenti «tentano una trattativa attraverso la porta secondaria della parrocchia» racconta il procuratore di Parigi Francois Molins, ma non riescono a entrare perché «i tre ostaggi si trovano in posizione di muro», usati come scudi umani. Poco dopo due suore e una fedele escono dalla chiesa seguite dai due giovani che tengono i coltelli in pugno gridando “Allah Akbar” e vengono abbattuti dalla polizia Durante il sopralluogo degli artificieri nella chiesa vengono ritrovati esplosivo e un’arma finta. Ma anche il dispositivo esplosivo, poco dopo, si rivela falso, come falsa è la cintura esplosiva rinvenuta sul cadavere di uno dei due assalitori. Durante le perquisizioni, due persone vengono fermate. Uno è un sedicenne.
La rivendicazione. La rivendicazione dell’Is arriva puntuale, ed è una fotocopia di tante altre diffuse negli ultimi giorni: «I due esecutori dell’attacco in chiesa sono due soldati dell’Is e hanno eseguito l’operazione in risposta agli appelli a prendere di mira i Paesi della coalizione crociata». Il profilo degli esecutori non lascia dubbi. Uno dei due, Adel Kermiche, francese di 19 anni, nato a Mont Saint Aignan (Seine maritime), origini algerine, era noto all’antiterrorismo ed era schedato con la lettera “S”, riservata ai criminali pericolosi.
Il killer radicalizzato. Il giovane aveva tentato in due occasioni di raggiungere la Siria, passando una volta per Monaco e l’altra per Ginevra. In questa seconda occasione Adel, respinto dalla Turchia, era stato arrestato ed estradato in Francia. Dopo un anno di carcere, era stato rilasciato a marzo con l’obbligo del braccialetto elettronico. Da allora viveva a Saint- Etienne-du-Rouvray, con i genitori, e aveva il permesso di uscire di casa tra le 8.30 e le 12.30. In tempo per l’assalto alla chiesa. L’attentato a “Charlie Hebdo”, aveva raccontato la madre un anno fa, era stato l’inizio della radicalizzazione: «Da che era un ragazzo gentile, amante della musica e delle uscite, ha iniziato a frequentare la moschea. Diceva che in Francia non si poteva osservare tranquillamente la sua religione». Poi aveva iniziato a chattare con estremisti e il 23 marzo era partito per la Turchia per unirsi all’Is in Siria. Due mesi fa, uno degli assalitori aveva detto a un parente: «Attaccherò una chiesa: ne parlava tutto il tempo». Il secondo attentatore, non ancora identificato con certezza potrebbe essere un minore che proveniva dall’Algeria, fratello del sedicenne fermato, un ragazzo partito per la Siria a 16 anni nella primavera del 2015.
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