Boccia: «Il futuro sarà deciso dal Patto»
Il presidente nazionale ha sottolineato l’importanza dei due miliardi e mezzo di euro che il Governo affiderà alla Sardegna
CAGLIARI. Anche Confindustria nazionale sarà uno spettatore attento di come la Sardegna sfrutterà la grande occasione sul piatto, il Patto che verrà firmato domani a Sassari dal presidente del consiglio Renzi e dal governatore Pigliaru. Il presidente degli industriali italiani eletto a maggio, Vincenzo Boccia, ieri all’assemblea della Confindustria sarda ha sottolineato l’importanza dell’operazione (due miliardi e mezzo di euro aggiuntivi per l’isola) e ha chiesto di «realizzarlo nei fatti appena sarà sottoscritto». Ciò che gli industriali si aspettano l’ha spiegato Alberto Scanu presidente regionale: uscire dalla condizione di insularità, sopportiamo un isolamento che si abbina a vari record negativi. Siamo l’unica regione italiana senza metano, vuoto quantificato in 500 milioni di euro che i sardi pagano di costi maggiori in tutte le attività, Svimez dice che siamo la penultima regione italiana per capacità di attrarre investimenti, il divario infrastrutturale è del 50 per cento rispetto alla media nazionale.
Il presidente di Confindustria sud Sardegna, Maurizio De Pascale, è entrato subito nel problema (da risolvere ora) dei trasporti aerei e ha detto no alle tasse aeroportuali. Dopo un passaggio sulla Camera di commercio di Cagliari (che esce dalla gestione commissariale e dovrà condurre la vendita delle quote di Sogaer gestore aeroportuale) De Pascale ha lanciato un appello per superare le contrapposizioni centro periferia: non c’è una Sardegna del sud che prospera a discapito delle zone interne, l’ex provincia del Medio Campidano ha un tasso di disoccupazione al 22 per cento, Nuoro è al 14,7 per cento, la città metropolitana di Cagliari «è un vantaggio per la Sardegna». A proposito delle scelte sui settori di sviluppo, gli industriali sono «contrari alle monocolture produttive, l’industria non è alternativa al turismo o all’agricoltura. Le aree industriali non devono essere dismesse ma potenziate, l’industria in Sardegna è tra il 10 e il 15 per cento mentre agricoltura e turismo sono ancora sotto il 5 per cento. Noi crediamo nell’economia integrata». I consorzi industriali possono giocare un ruolo, ma vanno riformati perché a poco a poco sono diventati «un’agenzia immobiliare pubblica», a Sarroch si vorrebbe «provare a sperimentare un modello innovativo». Gli industriali chiedono una nuova legge urbanistica «non per liberalizzare un aumento insensato delle cubature ma per rispondere ai bisogni abitativo-residenziali a quelli di servizio alle persone e alla produzione». «L’auspicio - ha detto De Pascale - è che non accada quanto è successo per la riforma degli Enti locali, dove il consiglio regionale ha fatto equilibrismo a tutti i costi. In Sardegna dal 2008 il comparto costruzioni ha perso 30mila addetti». A proposito del recente codice dei contratti, De Pascale ha segnalato un guaio: non ci sono norme transitorie e tutti i progetti delle pubbliche amministrazioni non potranno andare per molti mesi in gara «arrecando un altro duro a imprese e lavoratori». Gli industriali si sono lamentati della burocrazia:un lavoratore su 5 in Sardegna è dipendente pubblico (percentuale superiore alla media italiana ed europea), ma i tempi e la qualità del servizio ci mettono in coda alla graduatorie sulla competitività.
Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha risposto alla richiesta di promuovere la connettività. «Verso l’esterno - ha detto - ma anche nell’interno dell’isola, bisogna connettere le aree interne con le coste. Un esempio: «Olbia è la città media italiana che ha avuto la massima crescita questa realtà va connessa con le aree interne con grandi potenzialità ma con bisogno di aiuto». In generale «il settore pubblico è sensibile alle imprese innovative, ci vuole talento, ci vogliono imprenditori giovani e ci vuole il nostro accompagnamento».
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