La Nuova Sardegna

Boccia: «Il futuro sarà deciso dal Patto»

di Alessandra Sallemi
Boccia: «Il futuro sarà deciso dal Patto»

Il presidente nazionale ha sottolineato l’importanza dei due miliardi e mezzo di euro che il Governo affiderà alla Sardegna

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CAGLIARI. Anche Confindustria nazionale sarà uno spettatore attento di come la Sardegna sfrutterà la grande occasione sul piatto, il Patto che verrà firmato domani a Sassari dal presidente del consiglio Renzi e dal governatore Pigliaru. Il presidente degli industriali italiani eletto a maggio, Vincenzo Boccia, ieri all’assemblea della Confindustria sarda ha sottolineato l’importanza dell’operazione (due miliardi e mezzo di euro aggiuntivi per l’isola) e ha chiesto di «realizzarlo nei fatti appena sarà sottoscritto». Ciò che gli industriali si aspettano l’ha spiegato Alberto Scanu presidente regionale: uscire dalla condizione di insularità, sopportiamo un isolamento che si abbina a vari record negativi. Siamo l’unica regione italiana senza metano, vuoto quantificato in 500 milioni di euro che i sardi pagano di costi maggiori in tutte le attività, Svimez dice che siamo la penultima regione italiana per capacità di attrarre investimenti, il divario infrastrutturale è del 50 per cento rispetto alla media nazionale.

Il presidente di Confindustria sud Sardegna, Maurizio De Pascale, è entrato subito nel problema (da risolvere ora) dei trasporti aerei e ha detto no alle tasse aeroportuali. Dopo un passaggio sulla Camera di commercio di Cagliari (che esce dalla gestione commissariale e dovrà condurre la vendita delle quote di Sogaer gestore aeroportuale) De Pascale ha lanciato un appello per superare le contrapposizioni centro periferia: non c’è una Sardegna del sud che prospera a discapito delle zone interne, l’ex provincia del Medio Campidano ha un tasso di disoccupazione al 22 per cento, Nuoro è al 14,7 per cento, la città metropolitana di Cagliari «è un vantaggio per la Sardegna». A proposito delle scelte sui settori di sviluppo, gli industriali sono «contrari alle monocolture produttive, l’industria non è alternativa al turismo o all’agricoltura. Le aree industriali non devono essere dismesse ma potenziate, l’industria in Sardegna è tra il 10 e il 15 per cento mentre agricoltura e turismo sono ancora sotto il 5 per cento. Noi crediamo nell’economia integrata». I consorzi industriali possono giocare un ruolo, ma vanno riformati perché a poco a poco sono diventati «un’agenzia immobiliare pubblica», a Sarroch si vorrebbe «provare a sperimentare un modello innovativo». Gli industriali chiedono una nuova legge urbanistica «non per liberalizzare un aumento insensato delle cubature ma per rispondere ai bisogni abitativo-residenziali a quelli di servizio alle persone e alla produzione». «L’auspicio - ha detto De Pascale - è che non accada quanto è successo per la riforma degli Enti locali, dove il consiglio regionale ha fatto equilibrismo a tutti i costi. In Sardegna dal 2008 il comparto costruzioni ha perso 30mila addetti». A proposito del recente codice dei contratti, De Pascale ha segnalato un guaio: non ci sono norme transitorie e tutti i progetti delle pubbliche amministrazioni non potranno andare per molti mesi in gara «arrecando un altro duro a imprese e lavoratori». Gli industriali si sono lamentati della burocrazia:un lavoratore su 5 in Sardegna è dipendente pubblico (percentuale superiore alla media italiana ed europea), ma i tempi e la qualità del servizio ci mettono in coda alla graduatorie sulla competitività.

Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha risposto alla richiesta di promuovere la connettività. «Verso l’esterno - ha detto - ma anche nell’interno dell’isola, bisogna connettere le aree interne con le coste. Un esempio: «Olbia è la città media italiana che ha avuto la massima crescita questa realtà va connessa con le aree interne con grandi potenzialità ma con bisogno di aiuto». In generale «il settore pubblico è sensibile alle imprese innovative, ci vuole talento, ci vogliono imprenditori giovani e ci vuole il nostro accompagnamento».

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