Il Papa: «È una guerra ma non di religione»
Francesco a Cracovia per la Gmg: «I veri motivi sono i soldi e gli interessi» Dopo l’omicidio in chiesa a Rouen, chiesta più sicurezza nei luoghi di culto
ROMA. Non è l’Islam contro il Cristianesimo. Non è una guerra di religione quella che ha armato la mano degli assassini di padre Jacques Hamel, sgozzato martedì mattina in una chiesetta di Normandia da due giovanissimi «soldati» dello Stato islamico. Papa Francesco non aspetta il rientro da Cracovia, dove nel pomeriggio vola per celebrare la Giornata mondiale della Gioventù, per parlare, ma sull’aereo che lo porta in Polonia dove lo aspettano centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, ripete le parole che ha già pronunciato più volte, parlando di «una guerra mondiale a pezzi». «Il mondo è in guerra. E quando dico così parlo di guerra sul serio: non di guerra di religione. Interessi, soldi, risorse della natura, dominio sui popoli. Questi sono i motivi - sottolinea - Qualcuno parla di guerra di religione, ma tutte le religioni vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri». Da tempo «il mondo è in guerra, non tanto organica forse, organizzata sì, ma guerra».
Di questa guerra, sottolinea, l’anziano sacerdote di Saint-Etienne-du-Rouvray, che definisce «un santo» morto «per la preghiera che offriva alla chiesa», è solo l’ultima vittima: «Pensiamo a quanti bambini muoiono, pensiamo alla Nigeria per esempio. Il mondo è in guerra perché ha perso la pace». Francesco ringrazia il presidente francese François Hollande, «che mi ha chiamato, come un fratello», si affida ai giovani: «Speriamo che ci diano speranza». E alla Polonia patria di San Giovanni Paolo II, uno dei Paesi più restii all’accoglienza dei rifugiati, durante l’incontro con le autorità al Wawel, l’antico palazzo reale, in una città blindata, chiede «disponibilità ad accogliere chi fugge dalle guerre e dalla fame» e «solidarietà verso quanti sono privati dei loro diritti fondamentali, tra i quali quello di professare in libertà e sicurezza la propria fede».
«Più sicurezza per chi prega». Il giorno dopo il delitto atroce di Saint-Etienne-du-Rouvray, è proprio «più sicurezza per chiese, sinagoghe e moschee» che i rappresentanti delle grandi religioni di Francia chiedono a Hollande, che li riceve all’Eliseo. Il presidente francese l’ha già assicurato martedì, poco dopo l’attentato, al pontefice: «Farò di tutto per proteggere le nostre chiese e i nostri luoghi di culto» ha detto, definendo una «profanazione» della Repubblica l’uccisione di un prete.
Il governo ha già annunciato il potenziamento dell’operazione anti-terrorismo “Sentinelle” con lo schieramento di 10mila militari, 4mila dei quali a Parigi. Complessivamente verranno messi in campo 23.500 uomini, tra polizia, gendarmi, militari e riservisti, un rafforzamento che però non allenta le critiche dell’opposizione per la gestione della sicurezza. Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, intanto, secondo il settimanale satirico Le Canard Enchainé, starebbe riflettendo su un “concordato” con l’Islam, per un miglior controllo delle attività del culto musulmano in Francia.
I cristiani perseguitati. Il martirio di padre Hamel è la testimonianza sul suolo europeo del martirio della Chiesa nel mondo. Il 2015 è stato l’anno nero per i cristiani perseguitati: secondo la World watch list 2016, l’anno scorso sono stati uccisi 7.100 cristiani rispetto ai 4.344 del 2014, con un aumento del 63%, mentre le chiese attaccate sono state 2.400 contro le 1.062 dell’anno precedente. «Sono anni che noi vescovi del Medio Oriente mettiamo in guardia quei poteri occidentali che, pur di perseguire i propri interessi non hanno esitato ad appoggiare i gruppi di invasati che perseguono l’ideologia jihadista - ricorda il vicario apostolico di Aleppo, Georges Abou Khazen - Adesso vediamo reazioni feroci che identificano tutto l’Islam con quei gruppi accecati da una ideologia di odio e di morte. Ma la furbizia -sottolinea - non consiste nel farsi contagiare dal veleno del serpente».
Dalla Terra Santa «che continua a soffrire violenza e instabilità» fanno sentire la loro voce i vescovi cattolici, che esortano «a mettere fine all’uso della violenza in nome della religione».
La condanna del grande imam. Mentre si moltiplicano gli appelli al mondo musulmano a «condannare con forza atti così crudeli e assurdi», come chiede il presidente della Cei Angelo Bagnasco, a prendere posizione è Ahmad Al-Tayyib, il grande imam di Al-Azhar, la più importante istituzione dell’Islam sunnita, con sede al Cairo: «Gli autori di questo attacco barbaro si sono spogliati dei valori dell’umanità e dei principi tolleranti dell’Islam che predica la pace e ordina di non uccidere gli innocenti» afferma, rinnovando l’invito a unirsi per far fronte al «cancrodel terrorismo». Il giorno prima anche il Gran Mufti d’Egitto, Sheik Shawki Allam, aveva condannato «l’atto terrorista e criminale» che «viola tutti gli insegnamenti dell’Islam». «Sconvolto» per l’attacco alla chiesa si è detto anche, in una lettera al Papa il presidente di Palestina Abu Mazen.
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