La Nuova Sardegna

La mamma sconvolta: «Amore mio resta con me»

di Luca Fiori
La mamma sconvolta: «Amore mio resta con me»

Il dolore della madre al funerale del bimbo di 4 anni morto nell’incidente

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INVIATO A BONNANARO. «Vola insieme agli angioletti amore mio, mamma ti guarda da qui, mamma ti ama da morire». Mamma Angela si trascina verso il cimitero di Bonnanaro aggrappata al marito Daniele e al fratello Davide.

La piccola bara bianca sorretta da amici e familiari la precede di pochi passi. Dentro c’è tutta la sua vita, tutti i sogni e i progetti che aveva riposto su quell’ometto che le strappava mille sorrisi e le riempiva le giornate di gioia. Fuori è rimasto ben poco di questa donna di 30 anni che non sa trovare pace e ora stringe un palloncino bianco tra le mani, mentre tutto il paese segue in silenzio e con gli occhi gonfi di dolore il suo passo incerto e doloroso.

È in quella scatola di legno chiaro che è stato ricomposto il suo Salvatore, il piccolo di 4 anni che venerdì scorso è morto sulla strada provinciale 63 nel tratto verso Mores, in prossimità del bivio per Ardara, nello schianto tra la Bmw 320 guidata dal padre Daniele Sotgiu, di 36 anni, e un trattore con a bordo Rino Satta, 30 anni di Mores.

Quando la salma del piccolo Salvatore lascia la chiesa di San Giorgio, poco dopo mezzogiorno, sul sagrato della parrocchia di questa piccola comunità del Mejlogu, qualcuno fa volare una ventina di palloncini bianchi che un timido applauso accompagna verso il cielo. Uno solo si rifiuta di abbandonare il sagrato e - quasi a sfidare la gravità - si ferma accanto a una mamma dilaniata dal dolore. A questa giovane donna, invecchiata di cent’anni in un giorno, che ora vorrebbe trattenere a sè il suo bambino, ma non sa come fare e in questa triste e caldissima domenica d’estate vorrebbe caricare la macchina di secchielli e palette e accompagnarlo al mare invece che al cimitero. Angela fa ancora qualche passo, poi apre la mano e lascia che quel palloncino raggiunga gli altri verso le nuvole. «Vola insieme agli angioletti amore mio, mamma ti guarda da qui».

Poco prima mentre don Matteo Bonu, il parroco del paese, aveva provato ad asciugare le lacrime di una comunità precipitata improvvisamente dentro un incubo, Angela si era alzata dal primo banco della chiesetta di San Giorgio, piena come non mai, e si era inginocchiata accanto alla bara adagiata al centro dell’altare. «Voglio stare qui - ha detto Angela gettandosi in terra come la Madonna sotto la croce - voglio stare con il mio bambino». I pochi dentro la chiesa che fino a quel momento erano riusciti a farsi forza, davanti a quello strazio si sono passati le mani sugli occhi e li hanno trovati pieni di lacrime. Salvatore amava le macchinette e adorava la sua piccola bicicletta da cui da poco aveva tolto le rotelle, ma mamma Angela per questo straziante e insensato saluto è riuscita a portare solo il suo pupazzetto preferito: un cagnetto color panna che ora tiene in mano mentre con l’altra accarezza la bara di suo figlio. Prima dell'inizio della funzione religiosa don Matteo ha chiesto ai padrini di Salvatore di riaccendere il cero che il 18 maggio di tre anni fa in questa stessa chiesa era stato il simbolo del suo battesimo. «Non te ne andare amore mio - si dispera Angela - mentre il marito Daniele le fa vento con un ventaglio e le sussurra qualcosa all’orecchio. Fa caldo in chiesa e qualcuno si adopera per procurare dell’acqua, mentre Don Matteo si scava dentro per cercare una parola di conf orto. «Salvatore è in buone mani adesso - dice dall’altre il sacerdote - è nelle mani di Gesù». Ma davanti a lui, in ginocchio, ci sono due genitori che non trovano pace. «Dove sono gli amichetti di mio figlio - grida Angela guardandosi intorno - lui deve giocare con loro, deve essere felice, non deve stare qui dentro». E un amichetto di Salvatore è lì tra i banchi e qualcuno lo prende per mano e lo porta da Angela davanti all’altare. Questa mamma rimasta senza nessuno più da abbracciare stringe un bambino che non è il suo e lui che non avrà più di 5 anni in quel momento sembra un uomo che già conosce il dolore. Si lascia stringere al petto e poi torna composto dalla nonna che piange e gli bacia la testa come per benedirlo. La funzione va avanti insieme al pianto di Angela. «Non lo voglio portare in cimitero» si dispera mentre il fratello Davide, la madre e il padre a turno le reggono la testa. «Amore di mamma torna da me - continua la donna - stanotte dormi con babbo e mamma, non devi andare al cimitero». Don Matteo benedice la salma e poco dopo inizia il triste pellegrinaggio verso il camposanto. Angela prova a farsi forza davanti a un paese ammutolito che l’accompagna a seppellire il suo bambino. «Cosa ho fatto di male Signore - si interroga Angela prima di varcare la soglia del cimitero - perché mi è capitata una cosa così brutta? Ciao amore mio, mamma ti ama da morire».

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