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Patto per la Sardegna, subito i progetti

Patto per la Sardegna, subito i progetti

Maninchedda: «Contro l’insularità, soldi freschi». La Cisl: «Pigliaru non pensi di fare tutto da solo»

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CAGLIARI. Mario Macis, professore associato all’Hopkins Universtiy di Baltimora, ha promosso il «Patto per la Sardegna». Però, nel commento, ha scritto anche: «Non mi è chiaro quanti di questi fondi (2,6 miliardi) siano effettivamente nuovi e quanti invece siano risorse, per esempio europee, già destinate». Sospetto legittimo, perché a Sassari la giostra della cerimonia è stata vorticosa. Ma poi finita la festa, si sa, dagli impegni agli stanziamenti il passo può essere invece e spesso lungo e complicato. Da quello che la Regione ha detto finora : il miliardo e 145 milioni per azzerare il gap dell’insularità, o provare a farlo in 4 anni, dovrebbero essere tutti e solo «soldi freschi». A confermarlo, con la sua consueta esuberanza sovranista, è stato anche l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda. Sul suo blog, ha scritto: «I tanti fuochi d’artificio di questi giorni nascondono il successo politico che sta alla base del Patto: la Regione non finanzierà più lo Stato». Senza scriverlo, il presidente del Partito dei sardi pare rifersi all’accordo Soru-Prodi (2006) quando la Regione prese in carico sanità e continuità territoriale in cambio di maggiori entrate. Allora quel patto sembrò conveniente, poi i fatti hanno dimostrato il contrario e solo alla fine dell’anno scorso (giunta Pigliaru) la Sardegna ha avuto quello che l’era stato promesso 10 anni fa. Se questa è comunque una vecchia storia e forse risolta per sempre, quella del «Patto» di venerdì è tutta nuova. È ancora Maninchedda, come tra l’altro ha fatto il presidente Francesco Pigliaru a Sassari, a spiegare perché sarebbe «un successo politico».

Il primo. La continuità territoriale aerea (120 milioni in 4 anni) «torna a essere – scrive l’assessore – a carico dello Stato». Sarà così in parte: la Regione continuerà a mettere i suoi storici 46 milioni all’anno per la continuità territoriale 1 (Roma e Milano). Ora con 20 dei 30 milioni previsti dal «Patto» vorrebbe garantire la tariffa unica a favore dei non residenti per dodici mesi. Cioè: tutto l’anno, mentre finora quelli estivi sono esclusi dal bonus sempre per i non residenti. Gli ultimi 10 milioni del «Patto» dovrebbero essere utilizzati per il lancio della continuità internazionale verso i cosiddetti aeroporti minori. È chiaro che i 40 milioni annunciati a Sassari dovranno arrivare entro l’anno, quando dovranno essere pubblicati i bandi per il contratto 2017-2021.

Secondo successo. Nella spiegazione di Maninchedda sarebbe questo. «Il recupero del gap energetico, leggi metano, sarà con 400 milioni a carico dello Stato». La rete o dorsale sarda non dovrebbe essere caricata sul bilancio della Regione, che in più – stando ai giuramenti – dovrebbe aver ottenuto una clausola di salvaguardia. Servirà a calmierare i prezzi del gas liquido dall’arrivo (dire quando è difficile) della prima nave metaniera in poi.

Altri successi. L’aggiornamento della rete ferroviaria, 255 milioni, sarà a carico dello Stato. Mentre sarà l’Anas a finanziare le statali con 400 milioni. In entrambi i casi la Regione non dovrebbe metterci un euro.

Il futuro. È Maninchedda a descriverlo: «Per la Regione comincia una corsa a ostacoli e dovremo lavorare molto per progettare e spendere i finanziamenti contro l’insularità».

Vulcano di soldi. «Con i soldi regionali, quelli europei e i 2,6 miliardi del Patto, la Sardegna è seduta su un vulcano di denaro», a sostenerlo è la Cisl. Ma è lo stesso sindacato, col segretario Oriana Putzolu, a dare un consiglio a Pigliaru: «Il presidente eviti la tentazione di fare tutto da solo. Convochi Cgil, Cisl e Uil per discutere insieme come far uscire la Sardegna dalla crisi». (ua)

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